Siti di scommesse con licenza ADM nel 2026: l'elenco dei concessionari e quanto costa davvero giocarci

Updated Ottobre 2026
Licensed
usAvailable in US
Fast payouts
18+ Only
Un foglio di concessione in carta con un timbro rosso, appoggiato su una scrivania di legno accanto a una penna

Ottobre 30, 2026 — nomi, numeri di concessione e riferimenti di elenco verificati sull’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato dall’ADM (ex AAMS) e sui termini di conto di gioco degli operatori citati.

Un operatore con concessione dichiara il proprio titolo nei termini del conto di gioco: Admiralbet scrive di essere concessionaria per il gioco a distanza in virtù della concessione n. 16048 rilasciata dall'ADM e di.

La domanda «è legale questo bookmaker?» sembra una domanda sì o no. È invece una domanda aritmetica: un titolo, un numero, un indirizzo. Chi cerca un sito di scommesse con licenza ADM cerca soprattutto una cosa sola, la certezza di non avere a che fare con l’ennesimo dominio che sparisce con il saldo dentro. Quella certezza esiste, è pubblica e si controlla in due minuti: l’ADM tiene un elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza, dove ogni riga è un sito .it con un codice di concessione. Niente di più, e niente di meno.

Il «niente di meno» è la parte che quasi nessuno legge. L’elenco accerta che quel sito può offrire gioco a distanza con vincite in denaro; non dice a cosa. Un concessionario può avere in concessione scommesse sportive, poker, giochi di abilità, casinò, exchange e bingo in qualsiasi combinazione, e l’elenco non ha una colonna per i giochi. Chi vuole la certezza che quel concessionario tratti davvero scommesse sportive la trova altrove: nel palinsesto del sito, nell’app, nei termini del conto di gioco. Il titolo apre la porta, non descrive la stanza.

Il titolo ha anche una scadenza, e la scadenza ha un prezzo. Le concessioni del riordino sono assegnate per gara pubblica, valide al massimo nove anni e senza rinnovo automatico. La gara di settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 domande, a circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025. Nessuno paga sette milioni per regalare bonus. Il costo di quel titolo sta dentro la quota che il lettore vede sul palinsesto, in una misura che nessun operatore dichiara e che si può solo stimare dai prezzi di un mercato.

Da qui il taglio di questa pagina: la licenza non è un bollino decorativo, è una voce di costo. Il concessionario versa un’imposta unica, paga la concessione, sostiene gli obblighi di informazione e di tutela — e recupera tutto dal margine. Dall’altra parte del tavolo, chi gioca su un sito senza concessione non risparmia nulla: non ha il RUA, non ha la vigilanza dell’Agenzia, non ha un giudice italiano comodo, e per come l’ADM stessa scrive la regola, partecipa a scommesse per le quali la legge prevede un’ammenda e l’arresto fino a tre mesi. Conviene guardare la cifra prima della vetrina.

La norma che decide chi può accettare una scommessa in Italia

Il gioco a distanza con vincite in denaro può essere offerto in Italia soltanto da chi ha una concessione dell’ADM: è la risposta che l’Agenzia dà nella propria pagina di domande frequenti sui giochi, e non ammette varianti. Chiunque altro, anche con una licenza straniera perfettamente valida nel paese che l’ha rilasciata, in Italia non ha titolo per accettare la scommessa di un giocatore italiano.

Un documento di identità appoggiato accanto a uno smartphone con un timer sullo schermo, su un tavolo da cucina
La richiesta di autoesclusione si fa dal portale ADM con SPID, oppure a uno dei concessionari presso cui si ha un conto aperto.

ADM sta per Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e nella prima riga di ogni discorso pubblico va scritta «ADM (ex AAMS)»: il mercato continua a dire AAMS, le insegne delle ricevitorie continuano a dire AAMS, e la sostanza non cambia. È lo stesso regolatore con un nome nuovo e competenze più larghe.

L’impianto sta nel Decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, «Riordino del settore dei giochi pubblici, a distanza», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024. Il decreto elenca all’art. 6, comma 1 i giochi che si possono offrire a distanza con una concessione: le scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, compresi quelli simulati, e su corse dei cavalli; i concorsi pronostici sportivi e ippici; i giochi di ippica nazionale; i giochi di abilità, le carte e i giochi di sorte a quota fissa; le scommesse a quota fissa con interazione diretta tra giocatori, cioè l’exchange; il bingo. Sei lettere, e in mezzo alle sei c’è tutto quello che un appassionato di calcio si aspetta di trovare, e anche parecchio di quello che non cerca.

La concessione non è una licenza aperta: è un titolo assegnato con gara pubblica. Le regole di gara stanno nello stesso decreto, e le ho trovate più interessanti delle pubblicità. All’art. 6, comma 3 il vincitore può gestire uno o più giochi per non più di nove anni, senza rinnovo. L’art. 6, comma 5 pretende una società di capitali con sede nello Spazio economico europeo, un piano di investimenti e l’impegno a rispettare i limiti di deposito che l’ADM fissa nella gara. Gli artt. 4, comma 3 e 5, comma 3 fissano una condizione che vale per tutto il resto della pagina: le condizioni di concessione e il regime fiscale restano fermi per tutta la durata della concessione. Tradotto per chi scommette: il legislatore ha deciso che chi si aggiudica un titolo di nove anni sa in anticipo quanto gli costerà, e nessuna manovra di bilancio gli cambia le carte sotto il naso durante il tragitto.

Poi i numeri veri, quelli che fanno capire perché il mercato si è mosso come si è mosso. La gara di settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società, su 93 domande presentate: poco più di un candidato su due è rimasto fuori, e qualcuno dei più grandi ha preferito non sedersi al tavolo. Il prezzo medio è di circa 7 milioni di euro per nove anni. Il nuovo regime ha preso il via il 13 novembre 2025. Chi entrava doveva mettere sul tavolo la concessione, la sede europea, il piano industriale e la capienza per finanziare tutto questo prima di incassare la prima scommessa.

Concessione per sito, non per azienda

C’è un dettaglio che sfugge a quasi tutti e che cambia il modo in cui si legge l’elenco. La concessione è legata al sito, non alla società. L’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza, letto il 25 ottobre 2026, conta 52 righe con codici da 16000 a 16051, e ogni riga corrisponde a un sito .it. Una stessa azienda può tenere più righe: Eurobet Italia S.r.l. gestisce Eurobet, Bwin e Gioco Digitale. Stessa impresa, tre siti, tre titoli.

Per il giocatore la conseguenza è pratica. Trovare il nome di una società nell’elenco non autorizza qualunque suo sito: autorizza quel sito. E l’inverso vale come cautela: se un dominio non compare tra le 52 righe, non ha titolo per accettare scommesse da giocatori italiani, qualunque cosa dica la sua homepage. Alla data del 25 ottobre 2026 non risultano nell’elenco Unibet, Betway, 1xBet e 22bet: quattro nomi che continuano ad apparire nei risultati di ricerca italiani e che, sul mercato regolato, non hanno titolo. Su questo punto non c’è interpretazione possibile.

L’obbligo non finisce con il titolo

Un titolo di nove anni non è un assegno in bianco. L’art. 15, comma 2 del decreto impone a ogni concessionario di spendere lo 0,2 % dei propri ricavi netti, e comunque non più di 1.000.000 € l’anno, in campagne informative o di comunicazione responsabile su temi indicati da una commissione governativa. È una cifra modesta rispetto al fatturato del settore — ma è un obbligo, non una liberalità, e il fatto che il tetto sia fissato a un milione dice molto su quale fosse l’ordine di grandezza immaginato dal legislatore.

Quello che invece il decreto non fissa è il tetto della puntata. Un limite statutario in euro alle scommesse sportive non risulta: nel quadro italiano quello che pesa davvero non è un plafond sulle giocate, ma i limiti che il giocatore sceglie per sé in fase di registrazione e le condizioni di concessione sul deposito. Chi arriva da un mercato dove la puntata massima è stampata in legge troverà l’assenza sorprendente. È anche il motivo per cui la disciplina italiana si è spostata tutta sul versante del deposito: è lì che si difende il giocatore, ed è lì che si difende anche il mercato dal gioco incontrollato.

Come si verifica davvero una concessione, riga per riga

La verifica non è un gesto di fiducia, è una lettura. L’ADM, d’intesa con la Guardia di Finanza, redige la lista dei siti di offerta legale di gioco a distanza riferiti ai concessionari e la lista dei siti inibiti, e le rende pubbliche sui propri siti istituzionali e su quelli della Guardia di Finanza: lo prevede l’art. 22 del D.Lgs. 25 marzo 2024, n. 41, nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Due liste, una accanto all’altra, e il confronto fra le due è la verifica completa.

La prima lista è quella dei concessionari autorizzati al gioco a distanza. Va aperta e cercata per dominio, non per marchio: il marchio non compare nell’elenco, il nome del sito sì. Presa la riga, si legge il codice di concessione e la ragione sociale del concessionario, e si nota subito che quasi mai la ragione sociale è il nome dell’insegna. Se il dominio non c’è, la risposta è arrivata e non serve andare avanti. Se il dominio c’è, si è risolta solo la prima metà della domanda.

La seconda metà si risolve sui termini del conto di gioco dell’operatore, dove il titolo va dichiarato. Non è una gentilezza: è la prassi di tutto il mercato regolato, e funziona così. Admiralbet scrive di essere concessionaria per il gioco a distanza in virtù della concessione n. 16048 rilasciata dall’ADM e di fornire il servizio tramite il proprio sito italiano. Un concessionario che non dichiarasse il proprio numero starebbe nascondendo qualcosa, e in nove anni di concessione non c’è nulla da nascondere.

Perché tanta insistenza sul dominio nazionale? Perché la concessione è agganciata a quel sito e a nient’altro. Un operatore che serve il mercato italiano con un dominio estero non sta usando un titolo italiano, perché non ne ha uno per quel dominio. Il .it non è folklore da marketing: è la forma che il titolo prende quando diventa un indirizzo.

Poi c’è la lista dei siti inibiti, ed è la parte che nessun operatore mette in vetrina. Il blocco funziona a livello DNS, i provider non sono tutti puntuali nell’applicare gli ordini, e un ordine del 2025 ha portato il totale a 11.481 domini, con aggiornamenti nel corso del 2026 che aggiungono decine o centinaia di domini per volta. I mirror di un sito oscurato ricompaiono nel giro di ore, e il verbo che il settore usa per il risultato è «oscurati». Chi pensa che basti un blocco per chiudere la partita non ha mai guardato un motore di ricerca.

Il punto che a me preme di più è un altro, e riguarda il costo della verifica quando non la si fa. L’art. 22 sanziona i fornitori di accesso a internet e i prestatori di pagamento che violano un ordine dell’ADM con una multa da 30.000 € a 180.000 € per violazione. L’art. 22, comma 1 prevede inoltre un regolamento, d’intesa con la Banca d’Italia, per impedire ai prestatori di servizi di pagamento di trattare denaro di gioco per operatori senza concessione: un’interruzione che, se e quando entra in vigore, si sente direttamente sul conto di chi gioca, perché il denaro non parte e non arriva. Un sito oscurato è un fastidio. Un sito i cui pagamenti non passano più è un problema con i soldi già dentro.

Il palinsesto: chi decide cosa si può giocare

C’è un passaggio tecnico che vale la pena di spiegare perché spiega una sensazione. L’art. 2, lett. s) del D.Lgs. 41/2024 definisce il «palinsesto» come il programma di eventi — sportivi, comprese le corse dei cavalli, e non sportivi — e di tipi di giocata predisposto dal concessionario e approvato dall’ADM, e una scommessa può essere accettata soltanto su eventi che stanno nel palinsesto approvato. L’ADM aggiunge eventi uno per uno: a settembre 2026 ha autorizzato la Setka Cup, con bet365 primo partner secondo la stampa di settore.

Il palinsesto è anche il motivo per cui due concessionari che offrono calcio possono avere due elenchi di mercati diversi, e il motivo per cui chiedere all’ADM quali sport e quali tipi di giocata siano disponibili qui non ha una risposta unica: si guarda il palinsesto del singolo operatore. Le scommesse su eventi simulati hanno una definizione propria — art. 2, lett. v): eventi sportivi, ippici e altri prodotti dal computer e mostrati con animazione o con un evento reale preregistrato — e vivono dentro la concessione per le scommesse sportive, con una sezione «Virtuali» sui siti. L’ippica, invece, è due cose separate nella legge: le scommesse sulle corse dei cavalli a quota fissa o a totalizzatore stanno nell’art. 6, comma 1, lett. a); i giochi di ippica nazionale — vincente, accoppiata, tris e i pronostici di tipo quarté e quinté, art. 6, comma 1, lett. c) e art. 2, lett. h) — richiedono una concessione a parte.

Per chi scommette il dettaglio ha un effetto concreto: un sito con concessione può non avere l’ippica nazionale, e può non avere i pronostici, e in entrambi i casi è perfettamente in regola. L’elenco non lo dice, il palinsesto sì.

Exchange, live e il resto della cassetta degli attrezzi

Il betting exchange è un gioco a sé nell’art. 6, comma 1, lett. e), e la definizione dell’art. 2, lett. u) è precisa: il giocatore può fare la parte del puntatore o quella del banco, e il concessionario si limita a metterli in contatto anonimo. La documentazione di Betfair è segnalata per indicare regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, come una puntata minima «back» di 200 centesimi in passi da 50 centesimi, e una nota di stampa di settore del 2024 riferisce che sulle vincite il giocatore non deve nulla, con il prelievo che cade sul concessionario. Quali marchi gestiscano oggi un exchange e con quali commissioni è una domanda a cui non ho una risposta solida; Betfair viene descritto come il primo, con la concessione n. 16028.

Il live lo offrono tutti i grandi, e qui mi interessa meno la vetrina e più il vuoto: le regole dell’ADM sui mercati in gioco, sui ritardi di trasmissione e sugli eventi ammessi non sono note, e non esiste da nessuna parte una lista dei mercati live. Chi legge una recensione di un operatore trova la parola «live» in ogni riga e nessuna informazione su cosa succede se il flusso video resta indietro di due secondi rispetto a ciò che accade in campo. Le scommesse su eventi che riguardano i minori hanno un provvedimento direttoriale dell’ADM che cita il DM 111/2006; il contenuto non è noto. Gli eSports sono un’altra casella senza risposta.

Poi c’è una questione che in Italia è descritta spesso con toni da caccia alle streghe, e merita una riga pacata. Le scommesse su eventi simulati e l’ippica hanno aliquote proprie, ma il quadro su cosa entri nella base imponibile dei bonus è aperto: se i crediti di bonus entrino nel calcolo non risulta. Non è un dettaglio da commercialisti per caso: è la stessa zona grigia in cui vive il giocatore quando prova a ricostruire quanto gli è costato un pomeriggio.

Autoesclusione e RUA: quello che si paga quando si smette

La parte più utile dell’intero impianto italiano non riguarda quanto si può vincere, riguarda quanto si può perdere. E il costo di smettere è la cosa meno raccontata di tutte.

Il RUA, Registro Unico degli Autoesclusi, esiste dal 2018 e ha una proprietà che nessun filtro parentale ha: blocca ogni piattaforma online con concessione ADM, e blocca anche le sale e i punti vendita sul territorio. Non è un blocco per operatore, non è un blocco per marchio. È un blocco di sistema, e la differenza si sente nel momento in cui si tenta di aprire un conto da un altro concessionario e non lo si può fare.

Le forme dell’autoesclusione sono tre, e le distingue l’ADM nella propria pagina dedicata: trasversale, cioè verso tutti i concessionari, con blocco dell’apertura di nuovi conti; su un singolo concessionario; oppure su una singola categoria di gioco, per esempio le scommesse a quota fissa. Questa terza forma è la meno conosciuta e la più interessante per chi legge: chi ha un problema con il casinò e vuole continuare a seguire il calcio può chiedere l’esclusione per categoria. La legge lo consente, l’art. 15, comma 1, lett. e) del D.Lgs. 41/2024 prevede strumenti di autoesclusione anche per tipologia di prodotto, e il periodo lo sceglie il giocatore.

Quanto dura, e perché la durata è la parte che conta

Le durate sono due mondi in una sola pagina, e conviene tenerli distinti.

I termini di conto di Admiralbet prevedono l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia. Dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni oppure è indeterminata, con revoca possibile solo dopo nove mesi. Le due cose non si contraddicono: la prima è la forma che l’operatore scriveva nei propri termini, la seconda è il quadro in vigore dal febbraio 2026.

La regola dell’ADM sulla durata indeterminata è quella che merita di essere letta due volte: l’autoesclusione può durare fino a 270 giorni a scelta del giocatore oppure essere a tempo indeterminato, con revoca possibile solo dopo almeno nove mesi, mentre quella a tempo determinato non può essere revocata prima della scadenza. Nove mesi non sono una formalità. Sono il tempo minimo che il sistema concede prima di riaprire la porta a chi ha chiesto di chiuderla per sempre, ed è esattamente il tipo di attrito che un regolatore serio mette sulla strada di una decisione presa in un momento di lucidità.

La richiesta si fa dal portale ADM con SPID, oppure a uno dei concessionari presso cui si ha un conto aperto. Il numero verde nazionale 800 558822 offre sostegno gratuito e anonimo a chi ha problemi con il gioco, e bet365 lo indica ai residenti in Italia accanto ai propri strumenti di gioco responsabile — pause, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione. Una riga di numero verde sembra il dettaglio più banale del mondo finché non la si cerca alle undici di sera.

Cosa succede al conto durante l’esclusione

Qui il costo si vede meglio che in qualunque tabella. Durante l’autoesclusione registrata dal concessionario nel RUA non si possono fare depositi né giocate e non si possono aprire conti presso alcun operatore con concessione ADM; si può però prelevare il saldo prelevabile.

Vale la pena di fermarsi sulla seconda metà della frase. Il blocco non sequestra nulla: il saldo esce, e l’operatore deve rendere possibile il prelievo. È una differenza tecnica che diventa una differenza umana. Chi teme che l’autoesclusione trasformi il proprio saldo in un credito congelato ha sbagliato il calcolo, e questo timore è una delle ragioni per cui molta gente rimanda la richiesta.

Poi c’è la riga che chiude il cerchio, ed è la più importante della pagina. I siti senza concessione non sono collegati al RUA. Un giocatore autoescluso che apre un conto su un dominio non autorizzato non è protetto da nulla: il registro non lo vede, l’ADM non vigila, e il blocco che vale su ogni piattaforma autorizzata d’Italia semplicemente non esiste. L’autoesclusione è una porta chiusa con nove mesi di serratura, e fuori dal perimetro regolato quella porta non è mai esistita.

Qui il costo si vede meglio che in qualunque tabella: spezzare una catena di piccoli versamenti richiede un cambiamento di abitudine, e chi entra in un percorso di esclusione o di riduzione dei limiti trova strumenti utili nei servizi pubblici e nelle associazioni di consumatori.

Cosa si rischia su un sito senza concessione

La domanda «che rischio corro su un sito non AAMS» riceve di solito due risposte, entrambe parziali: «ti rubano i soldi» oppure «niente, tanto pago e vinco lo stesso». La prima è un’esagerazione, la seconda è un errore.

La conseguenza più concreta e meno drammatica è la scomparsa del dominio, e con essa il patto su cui si regge un conto. Chi accetta scommesse in Italia senza concessione finisce nella lista dei siti inibiti: l’ADM reindirizza i domini inibiti su una pagina di avviso, e la lista viene aggiornata con regolarità. I conti inibiti non si equiparano a un conto in concessione, e l’aggiornamento delle liste è continuo.

Poi c’è la parte che in pochissimi nominano, ed è quella che dovrebbe pesare di più. La Legge 13 dicembre 1989, n. 401, art. 4, come l’ADM stessa la riassume in un comunicato del 28 febbraio 2024, prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda per chi pubblicizza in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’Estero, e — questa è la parte che riguarda il lettore — anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi. Non è la scrittura di questa pagina: è la norma come il regolatore italiano la rende pubblica. L’importo dell’ammenda e l’esistenza di un procedimento contro un giocatore non sono noti, e questo va detto con la stessa chiarezza: la sanzione penale è scritta, la sua applicazione concreta è un’altra storia.

Il terzo costo è quello che nessun operatore scrive in home page, ed è il più grande: la mancanza di un foro italiano. Un conto senza concessione non è coperto dalle tutele di un conto regolato: non c’è l’ADM che lo sorveglia, non c’è il RUA che blocca, non ci sono gli obblighi di informazione e comunicazione responsabile dell’art. 15, comma 2, e in caso di controversia non c’è un giudice italiano comodo a cui rivolgersi.

La trappola fiscale che aspetta a fine anno

C’è un costo differito che non si vede al momento del deposito e arriva mesi dopo, ed è forse il più insidioso di tutti.

Su un concessionario ADM la vincita non è tassata in capo al giocatore e non va dichiarata, perché il prelievo cade sul concessionario: la stampa di settore lo ripete nel 2024 e nel 2026, con la formula «tassate alla fonte», e il giocatore riceve la somma netta senza dichiarare nulla. È una ricostruzione riportata dalla stampa e non confermata su una pagina dell’amministrazione fiscale, quindi vale la raccomandazione ovvia: consultare un commercialista.

Su un sito estero o non autorizzato la posizione si ribalta, e la ribalta un documento preciso. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le vincite online come «redditi diversi» ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. d) del TUIR, anche per i siti registrati o ospitati all’estero, imponibili ai sensi dell’art. 69 del TUIR per l’intero importo ricevuto senza deduzioni; la lettura pratica è nessuna ritenuta e una dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730. L’aliquota IRPEF applicata non è nota, e la posizione va scritta per quello che è: andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate; non è consulenza fiscale.

Il lettore attento ha già visto l’asimmetria. Su un sito irregolare non c’è ritenuta alla fonte: il denaro arriva intero, e a giugno si scopre che era intero perché nessuno aveva trattenuto niente. Il conto si presenta dopo, con la dichiarazione in mano. È il tipo di economia apparente che lascia il costo esattamente dove stava, solo con una scadenza in più.

La pubblicità di chi non ha titolo

Chiudo il cerchio con una regola che sembra un dettaglio e non lo è. Il D.L. 12 luglio 2018, n. 87 — il Decreto Dignità — vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, su qualunque mezzo, comprese le manifestazioni sportive, le trasmissioni televisive, la stampa periodica e internet: è il testo che l’ADM cita nel comunicato del 28 febbraio 2024. L’AGCOM vigila, con una sanzione pari al 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione.

Sul terreno pratico: la stampa di settore riporta che nel 2025 l’AGCOM non ha registrato sanzioni per violazione del divieto; il TAR Lazio, con ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025, ha rimesso alla Corte costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 €; e pendono due rinvii alla Corte di giustizia dell’Unione europea, C-421/24 sulla responsabilità delle piattaforme e C-194/25 sulla necessità di notifica del divieto. Una proposta di modifica al bilancio 2026 per togliere il divieto sulla pubblicità indiretta, per esempio sulle sponsorizzazioni, è stata proposta e non è legge: l’esito non è stato trovato, e il divieto è in vigore alla data di verifica.

La conseguenza per il lettore è più semplice di quanto sembri. Il regolatore vieta la pubblicità ma non la diffusione dei bonus, e non esiste un tetto per legge né all’importo del bonus né ai requisiti di puntata: importi, rigioco e quote minime vengono dai termini di ciascun operatore. Il «massimo» che si legge in un annuncio non è un minimo garantito da nessuno.

I fondamentali: conto di gioco, identificazione e strumenti di controllo

Un conto di gioco non è un account qualunque, e questa è la prima cosa da capire prima di parlare di quote. Il conto richiede un’identificazione piena, e l’identificazione è anche il punto in cui il lettore scopre quanti dati sta consegnando.

Un pallone da calcio appoggiato su una schedina bianca su un tavolo di legno, alla luce del giorno
L'autoesclusione può durare fino a 270 giorni a scelta del giocatore oppure essere a tempo indeterminato, con revoca possibile solo dopo almeno nove mesi.

Le strade sono due, e sono entrambe previste dal quadro regolato. La registrazione classica prevede il caricamento dei documenti: per aprire il conto Admiralbet si caricano fronte e retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png, oppure si usa SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo OTP e importa i dati automaticamente. BetFlag rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE accanto alla registrazione classica, e ricorda che il gioco è vietato ai minori di 18 anni. Goldbet copre la stessa casella con la CIE attraverso un fornitore SPID.

La parte che conta è quella che nessuno mette in vetrina: senza SPID il conto va validato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi restano bloccati. Trenta giorni sembrano tanti e non lo sono. Chi si registra con entusiasmo un sabato sera, carica il documento con una foto mossa e poi si dimentica della faccenda scopre il problema nel momento peggiore, cioè quando ha vinto e vuole incassare. È un attrito voluto: identità certa, denaro tracciato, nessun conto fantasma.

Il diritto di identità ha anche una ricaduta fiscale che vale la pena di dire una volta. Il gioco a distanza senza identificazione non esiste nel perimetro regolato italiano, ed è una delle ragioni per cui quel perimetro è più costoso da gestire e, per il giocatore, più prevedibile.

I limiti che il giocatore sceglie, e quanto tempo servono

Qui si tocca il cuore dell’angolo di questa pagina, perché i limiti di deposito hanno una particolarità che quasi nessuna pubblicità racconta: sono asimmetrici per costruzione.

In fase di registrazione Admiralbet chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile. E poi la regola che conta: un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni.

Sette giorni sono una vita quando si è deciso di alzare il tetto, e sono un’inezia quando si decide di abbassarlo. Il meccanismo è costruito per rendere facile stringere e lento allargare, ed è esattamente il contrario del modo in cui una tentazione funziona: chi vuole giocare di più deve aspettare, chi vuole giocare di meno non aspetta nulla. La stessa asimmetria compare nella scelta del limite al momento della registrazione, dove si sceglie un limite settimanale o mensile di deposito.

Più in generale, l’art. 15, comma 1 del D.Lgs. 41/2024 disegna una cassetta degli attrezzi che vale la pena di elencare per intero, perché è la parte della normativa che il giocatore usa davvero: limiti di tempo, di spesa e di perdita scelti dal giocatore; limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati dall’ADM; messaggi automatici sulla durata della sessione e sulla spesa; strumenti di autoesclusione, anche per tipologia di prodotto; un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana, otto ore al giorno.

Il limite di deposito che l’ADM fissa nella gara non è noto, e questa è una lacuna di cui conviene essere consapevoli: il decreto la prevede all’art. 6, comma 5, ma il valore non circola. Quello che il giocatore vede in concreto, quando apre un conto, è il limite che sceglie lui e il ritardo di sette giorni per alzarlo.

Il limite di deposito come unità di misura del rischio

Il limite di deposito è la cosa più utile che un giocatore possa scegliersi, per una ragione aritmetica: è il numero che trasforma il gioco da indefinito a finito. Con un limite settimanale si sa in anticipo quanto si può perdere in un anno nella peggiore delle ipotesi, e quella cifra, guardata una volta sola, cambia il modo in cui si guarda un palinsesto.

Il taglio dei punti vendita ricariche completa il disegno e ne mostra i bordi. L’art. 13 del D.Lgs. 41/2024 prevede che l’ADM tenga un registro dei punti vendita ricariche — tabaccai, ricevitorie — i quali ricaricano il conto online solo su richiesta del titolare dopo identificazione, con gli strumenti che il titolare ha già comunicato al concessionario oppure in contanti fino a 100 € a settimana in totale; non possono pagare vincite né prelevare saldo, e l’iscrizione al registro costa 100 € l’anno. Il tetto di 100 € settimanali in contanti è, di fatto, un limite di deposito imposto dall’esterno, e ha la stessa funzione dei limiti volontari: mettere una rete sotto una decisione presa in fretta.

Chi gioca d’azzardo in modo problematico non è un cliente da conquistare ma una persona da proteggere: è la ragione per cui la disciplina italiana ha scelto di intervenire sul denaro che entra, piuttosto che sulle somme che si possono giocare.

I mezzi di pagamento tra regola e consuetudine

Un limite di deposito serve a poco se la ricarica non è tracciata, e qui il quadro è meno nitido di quanto una pagina di confronto faccia credere.

La regola solida è quella dei punti vendita ricariche, appena vista. La consuetudine è l’elenco di strumenti che le pagine di confronto mostrano presso gli operatori con concessione ADM: carte, PostePay e altre carte prepagate, portafogli elettronici come PayPal, Skrill e Neteller, Satispay, bonifico, voucher e ricariche in contanti presso i tabaccai con SisalPay e Mooney. Ogni operatore ha la propria lista nei propri termini, e le liste non coincidono.

Il punto meno chiaro riguarda le criptovalute presso i concessionari ADM: la posizione non è definita, e non risulta una norma che elenchi i canali approvati. Quando una materia è in questo stato, la cosa prudente non è indovinare: è leggere la sezione pagamenti dei termini dell’operatore prima di versare, non dopo.

C’è poi un’attesa che vale la pena di mettere nella colonna dei costi, anche se non è una commissione. Il prelievo su un conto con concessione passa attraverso un’identità verificata e un conto di gioco tracciato, e chi arriva da un’esperienza offshore si aspetta tempi che qui non esistono. Le condizioni cambiano da operatore a operatore e stanno nei rispettivi termini, e questo è il momento in cui un conto va scelto guardando la sezione pagamenti prima della sezione quote. Un prelievo che arriva in due giorni vale più di una quota più alta di due centesimi.

Concessione ADM e conti esteri a confronto

Mettere le due cose una accanto all’altra toglie di mezzo molta retorica. Un conto con concessione ADM porta con sé un registro che blocca, un’autorità che vigila, strumenti di limite obbligatori e un foro italiano. Un conto su un dominio estero che accetta giocatori italiani porta un’insegna e una licenza rilasciata in un altro ordinamento, che in Italia non ha alcun valore.

Il costo del primo è dentro la quota, e la quota lo nasconde bene: una parte della differenza fra giocare su un mercato regolato e giocare altrove è una differenza di prezzo, e non c’è modo di quantificarla in modo rigoroso. È qui che torna utile la nota sull’exchange: se su un mercato regolato il prelievo cade sul concessionario e sulle vincite il giocatore non deve nulla, allora il costo per il giocatore è una commissione di intermediazione, e non un’imposta. È una struttura di costo diversa, e vale la pena di conoscerla prima di confrontare due quote.

Il costo del secondo è fuori dalla quota, e arriva come si è visto: nessun accesso al RUA, nessun foro italiano, domini oscurati a rotazione, pagamenti che possono bloccarsi se le regole sui prestatori di servizi di pagamento entreranno in vigore, e una posizione fiscale che il lettore deve costruirsi da solo a partire dalla risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010 dell’Agenzia delle Entrate — redditi diversi, intero importo ricevuto senza deduzioni. Senza consulenza non è una strada che si improvvisa.

L’elenco non è una graduatoria

C’è un equivoco che circola e che vale la pena di smontare con precisione. Stare nell’elenco dell’ADM non è una medaglia: è un requisito. Le 52 righe lette il 25 ottobre 2026 dicono chi ha il titolo per offrire gioco a distanza in Italia, non chi lo offre bene. L’elenco non ordina, non valuta, non distingue un operatore con un palinsesto ricco da uno che ha lasciato il sito in manutenzione. La graduatoria la fa chi confronta, e la fa su elementi che l’elenco non contiene.

La seconda conseguenza è che l’elenco non è esaustivo del mercato: esistono altri concessionari oltre a quelli considerati qui, e un marchio che non compare in un confronto non è per questo privo di titolo. Il confronto è una scelta editoriale, la concessione è un dato di fatto, e confondere le due cose è l’errore più frequente che si legge in giro.

Il margine: dove finisce il costo di tutto questo

Tutto quello che sta sopra — la concessione a circa 7 milioni di euro per nove anni, l’imposta unica, lo 0,2 % dei ricavi netti per la comunicazione responsabile, l’identificazione, i limiti, i controlli — viene pagato da qualcuno. Il qualcuno è il giocatore, e il canale è il margine del bookmaker: la differenza fra la somma delle quote di tutti gli esiti di un mercato e il 100 %, cioè la parte che un mercato non restituisce.

Il margine non è un segreto, è un’aritmetica: la quota di payout di un mercato è data da 1 diviso la somma degli inversi delle quote di tutti i suoi esiti, e il margine è il 100 % meno quella quota. Su un mercato a due esiti offerto a 1,90 e 1,90 — un esempio illustrativo, non un prezzo rilevato — la quota di payout è 1 diviso la somma di 1/1,90 più 1/1,90, cioè circa il 95 %, e il margine è di circa il 5 %.

Da lì discende la stima che apre il calcolo di questa pagina. Con un tetto di deposito settimanale di 100 € versati una volta e giocati per intero su un mercato a due esiti a 1,90/1,90, il costo atteso medio è di circa 5 € a settimana — all’incirca 260 € su un anno — ammesso che tutto il deposito venga rigiocato una volta sola e che i prezzi siano quelli dell’esempio. Se il rigioco è due volte, la banda raddoppia; se i mercati scelti hanno un margine più alto di quel 5 %, la banda si alza ancora.

La cifra è una stima statistica su molti giri di gioco, non un risultato garantito per nessuno in particolare: su una singola settimana si può vincere, perdere il doppio o chiudere in pari. Quello che la stima dice è un’altra cosa, ed è il vero prezzo della legalità raccontata in questa pagina: giocare sul mercato regolato costa in media, in commissione implicita, l’ordine di grandezza di una cena economica al mese, e il bookmaker non incassa quel margine per caso. Lo incassa come corrispettivo di un titolo che costa sette milioni, di un’imposta che sui canali remoti arriva al 24,5 % della differenza fra giocate e vincite, e di una macchina di controlli che il giocatore non vede ma che gli restituisce nome, numero di concessione e un registro che lo blocca su richiesta.

Chi vuole ridurre quel costo ha due leve, e sono entrambe sue: abbassare il tetto di deposito, che è l’unico numero che trasforma il gioco in una cifra finita, e scegliere mercati con margini più stretti invece di quelli che il palinsesto mette in evidenza. Nessuna delle due passa da un operatore invece che da un altro.

Il costo di chi resta fuori dall’elenco

Chiudo la prospettiva rovesciandola. Chi gioca su un dominio che non compare fra le 52 righe non risparmia il margine: lo paga lo stesso, in quote che nessuno controlla, e in più si assume i costi che sul mercato regolato sarebbero a carico di qualcun altro. Il blocco RUA non lo riguarda. Il foro italiano non lo riguarda. Il reindirizzamento dei domini inibiti, le notti in cui il saldo resta appeso a un cambio di DNS, la dichiarazione fiscale da costruire da zero: tutto suo.

Non c’è un modo di dire quanto questo costi in euro, e diffido di chi lo quantifica. C’è però un modo di dire a cosa assomiglia: assomiglia al prezzo di una polizza che non si è comprata, e che si scopre di non avere nel giorno in cui serve. La concessione ADM è, in fondo, la sola parte di questa storia che si può verificare in due minuti da casa.

I dieci concessionari, uno per uno

Dieci marchi, dieci righe dell’elenco, dieci numeri di concessione. Tutti hanno un titolo per il gioco a distanza su un sito nazionale, e nessuno dei dieci è qui perché sarebbe migliore di un altro: la concessione è un requisito, non un premio, e l’ordine di questa panoramica non è una classifica. Nessuno dei dieci, infine, è qui per la concessione: quella è il presupposto.

Brand Concessione ADM e concessionario Cosa dicono i termini dell’operatore sulla chiave di questa pagina
Goldbet n. 16009, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy), sito Goldbet —
Betfair n. 16028, Betfair Italia S.r.l., sito Betfair Nessuna dichiarazione sui propri termini è riportata tra i materiali di questa verifica
Lottomatica n. 16010, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy), sito Lottomatica —
AdmiralBet n. 16048, Admiral Bet S.r.l., sito Admiralbet Concessionaria per il gioco a distanza in virtù della concessione n. 16048; autoesclusione 30, 60 o 90 giorni o indeterminata, e dal 1° febbraio 2026 da 7 a 270 giorni o indeterminata con revoca dopo nove mesi; limite di ricarica, di spesa e di tempo giornaliero, settimanale e mensile, con riduzione immediata e aumento dopo 7 giorni
BetFlag n. 16008, Betflag S.p.a., sito Betflag —
SNAI n. 16032, Snaitech Spa, sito Snai —
Eurobet n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale, sito Eurobet —
Sisal n. 16020, Sisal Italia S.p.a., sito Sisal —
NetWin n. 16035, Netwin Italia S.p.a., sito Netwin —
William Hill n. 16044, William Hill Malta Plc, sito William Hill Bonus non subito prelevabili; importo massimo di bonus utilizzabile su ogni scommessa 100 €, da giocare secondo il requisito di giocata previsto dalle normative ADM

La cosa che balza agli occhi nella prima colonna è un nome solo per tre siti. Goldbet Better Organization Italy S.p.a. compare due volte nella tabella: una sotto Goldbet, una sotto Lottomatica, con codici diversi. È il promemoria di quanto detto più sopra sulla concessione per sito e non per azienda — e nella tabella si legge meglio che in qualunque frase, perché la stessa società che sta su due righe non ha due titoli uguali ma due titoli distinti.

La seconda cosa che si nota è quanto poco l’elenco dica del prodotto. Due colonne su tre contengono un numero e una ragione sociale; una sola prova a dire cosa l’operatore dichiara sui propri termini. È la fotografia esatta dell’equivoco da smontare: metà delle domande che un lettore si fa — quanto paga, quanto accetta, quanto ci mette a pagare — non ha risposta nell’elenco dei concessionari, e non ce l’ha nemmeno in una tabella costruita bene. Ha risposta nei termini di conto di gioco e nel palinsesto, una riga per volta.

Nei profili che seguono, ogni marchio è raccontato su quello che di quel brand è verificabile, e ognuno si chiude con quello che a chi gioca con un tetto di deposito interessa sapere.

Goldbet: l’offerta vecchia scuola con l’app in mano

Goldbet è la riga 16009 dell’elenco, Goldbet Better Organization Italy S.p.a., e sta su un dominio nazionale. L’app Goldbet permette di giocare schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e su altri sport; scaricando l’app e registrandosi si può ricevere il bonus di benvenuto. Sono le tipologie di giocata del gergo italiano, quelle che si imparano in ricevitoria: singola, multipla, sistema, con il pre-match e il live accanto. Il sistema è la voce più interessante e la più sottovalutata, perché è la giocata in cui l’utente decide quanti errori può permettersi, e il costo di quella flessibilità è una quota complessiva più bassa.

Il bonus di benvenuto legato all’app è la parte da leggere con più calma, e vale per questo marchio come per tutti gli altri che seguono: il regolatore non fissa né un tetto all’importo né un tetto ai requisiti di puntata, quindi un importo generoso in vetrina può convivere con un rigioco che pesa più dell’importo stesso. Chi ha in mente di mettere un limite di deposito settimanale basso dovrebbe leggere i requisiti di quella promozione prima del primo versamento, non dopo.

Per chi gioca soprattutto calcio e usa le tipologie di puntata tradizionali, il perimetro è quello giusto, e Goldbet copre la stessa ragione sociale di Lottomatica, che più sotto appare con un codice diverso.

Betfair: l’exchange che non si trova altrove

Betfair è la riga 16028, Betfair Italia S.r.l., e sotto è anche la riga di un prodotto che in Italia ha pochi eguali. L’app Betfair Sport propone mercati come Esito Finale, Under/Over, Multigol e mercati combo, e la sezione Supercombo con combo e mercati unici a quote maggiorate.

L’exchange meriterebbe una pagina a parte, perché cambia chi paga il margine. Nell’exchange il giocatore può fare la parte del puntatore o quella del banco, e il concessionario si limita a mettere le due parti in contatto anonimo: è la definizione dell’art. 2, lett. u) del D.Lgs. 41/2024, e il gioco ha una sua lettera nell’art. 6, comma 1. Quando il concessionario non fa il banco, non incassa un margine sulle quote, incassa una commissione. La documentazione di Betfair è segnalata per regole aggiuntive sui conti dell’exchange italiano, come una puntata minima back di 200 centesimi in passi da 50 centesimi, e una nota di stampa di settore del 2024 riferisce che sulle vincite il giocatore non deve nulla, con il prelievo che cade sul concessionario.

Chi cerca «Supercombo» troverà una cosa diversa da un mercato tradizionale, e chi cerca la struttura di costo più trasparente del panorama italiano invece di una quota un po’ più alta la trova qui.

Lottomatica: la stessa concessionaria, un palinsesto che parte dalla Serie A

Lottomatica è la riga 16010, Goldbet Better Organization Italy S.p.a., e questo marchio porta lo sport nel nome. L’app per le scommesse sportive copre Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e altri eventi, con quote e risultati in tempo reale e streaming per scommettere live seguendo la partita in diretta.

Lo streaming è la parte su cui vale la pena soffermarsi, perché è l’unica funzione che il giocatore percepisce come gratuita e che serve direttamente a chi scommette in gioco. Vedere la partita dentro il bookmaker invece che su un altro schermo riduce il ritardo fra ciò che succede e ciò che si vede, e il ritardo è la variabile che rende le scommesse live diverse da una scommessa scritta. Le regole dell’ADM sui mercati in gioco e sui ritardi di trasmissione non sono note, e questa resta una zona in cui ogni operatore naviga con le proprie regole interne.

Il marchio condivide la concessionaria con Goldbet, non la concessione. Vale la pena di ripeterlo una volta sola in questa panoramica, perché è l’errore in cui cade chiunque legga l’elenco di fretta: due siti, due titoli, una società.

AdmiralBet: il marchio che scrive il proprio titolo nei termini

AdmiralBet è la riga 16048, Admiral Bet S.r.l., ed è il marchio di questa panoramica su cui si può dire di più, perché è quello che ha dichiarazioni proprie su entrambe le colonne che contano.

Sul titolo, i termini del conto di gioco sono espliciti: il marchio scrive di essere concessionario per il gioco a distanza in virtù della concessione n. 16048 rilasciata dall’ADM e di fornire il servizio tramite il proprio sito italiano. È la forma che ogni concessionario dovrebbe adottare, e non tutti la adottano con la stessa chiarezza: un numero scritto in un documento contrattuale è un impegno, una parola in una home page è una promessa.

Su come si apre il conto, le strade sono due: la registrazione classica con il caricamento del fronte e del retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png, oppure SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo OTP e importa i dati automaticamente. Vale il tetto dei trenta giorni per la validazione quando si sceglie la via manuale, e vale la ragione di quel tetto: senza identificazione il prelievo non si sblocca.

Sui limiti il marchio ha il quadro più articolato qui. In registrazione chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile, e la regola che rende utile tutto il resto è la stessa asimmetria vista più sopra: un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. Sull’autoesclusione i termini prevedono periodi di 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; e dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo nove mesi.

Il punto che rende il marchio diverso dagli altri di questa panoramica non è il numero di concessione: è che le condizioni di quello che costa di più — quando si smette e quanto si deposita — sono scritte nei termini invece di essere lasciate alla sensibilità del singolo ufficio. Chi cerca strumenti concreti di autofreno trova qui il maggior numero di punti fermi verificabili.

BetFlag: identificarsi prima di iniziare

BetFlag è la riga 16008, Betflag S.p.a., e sul fronte dell’accesso è il marchio più esplicito della panoramica: il sito rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE accanto alla registrazione classica. SPID e CIE sono tra i metodi di identificazione che alcuni operatori offrono, e la distinzione non è tecnica: sono due strade che passano da un’identità digitale già verificata da un’autorità esterna, e per il giocatore questo significa un conto validato subito invece di trenta giorni di attesa.

Il marchio ricorda anche, nello stesso contesto, che il gioco è vietato ai minori di 18 anni. L’età è un principio dell’impianto — l’art. 3, comma 1, lett. a) del D.Lgs. 41/2024 mette la tutela dei minori fra i principi — e le condizioni di concessione includono l’esclusione dei minori dal gioco. Una riga di avvertenza che sembra modulistica ripetuta è invece il punto in cui l’operatore dice che sta controllando l’età al momento dell’ingresso, non al momento di un prelievo contestato.

Per chi ha la CIE già attiva sul telefono la strada è la più corta della panoramica, e per chi non l’ha è l’occasione di scoprire quanto costi in tempo la registrazione manuale altrove.

SNAI: cash out e mercati tecnici

SNAI è la riga 16032, Snaitech Spa, e il suo palinsesto è quello di chi ha cominciato con le scommesse e ci è rimasto. L’app SNAI Sport offre scommesse singole, multiple e sistemi, con mercati sul risultato esatto, sul numero di goal, sui tiri in porta, sui cartellini e sui rigori, e la funzione Cash Out per chiudere le schedine prima della fine dell’evento.

Il cash out è la funzione che cambia il profilo di rischio e che vale la pena di spiegare una volta sola. Chiudere una giocata prima della fine significa accettare il prezzo che l’operatore offre in quel momento, e quel prezzo non è la quota iniziale: è una quota che l’operatore costruisce sulla probabilità residua, con il proprio margine dentro. Il cash out non è un regalo di flessibilità, è la vendita di una posizione a un banco, e il banco quel giorno compra. Non è un male: è semplicemente utile smettere di chiamarlo «sicurezza».

I mercati tecnici — tiri in porta, cartellini, rigori — sono la parte che distingue un palinsesto da una lista di 1X2, e sono anche quelli dove il margine tende a essere meno generoso. Chi li gioca spesso dovrebbe guardare il prezzo prima della comodità.

Eurobet: il palinsesto più largo della panoramica

Eurobet è la riga 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale, e sul palinsesto è il marchio che allarga di più. L’app Eurobet Sport va dal calcio, tennis e basket alla Formula 1, alla MotoGP, al baseball, al volley, al ciclismo, al rugby, al golf e agli scacchi, fino a eventi di spettacolo come musica, cinema, tv e reality show e a eventi di politica come le elezioni.

La ragione per cui un palinsesto si allarga fino agli scacchi e alle elezioni è la stessa che rende un mercato stretto conveniente per il banco: su un mercato con pochi partecipanti informati il margine implicito cresce, perché costruire una quota su un evento che nessuno segue davvero è un lavoro con più incertezza dentro. Vuol dire che non tutti i mercati sono uguali. Chi cerca un evento che nessun altro offre paga, in genere, un’incertezza più cara di quella del 1X2 di Serie A — e chi vuole solo il calcio trova qui lo stesso tetto di deposito di tutti gli altri, con in più una vetrina che invita a sparpagliare le giocate.

La stessa Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale compare nell’elenco con più siti oltre a questo, ed è il caso più chiaro della regola per sito e non per azienda. Per chi gioca su un solo campionato e non sente il bisogno degli scacchi, il resto della panoramica fa lo stesso mestiere con meno distrazioni in home page.

Sisal: volume di eventi e diretta streaming

Sisal è la riga 16020, Sisal Italia S.p.a., e presenta i numeri più alti della panoramica: l’app indica oltre 1.000 eventi al giorno per le scommesse sportive e più di 15.000 eventi live, con diretta streaming gratuita di partite di calcio, volley, tennis e basket. L’app permette di accedere al conto di gioco anche con Touch ID e di piazzare le scommesse da mobile.

Quindicimila eventi live al giorno sono un numero che va letto con attenzione, non con ammirazione. La profondità del live è la voce di costo più alta del listino di un bookmaker: ogni evento richiede un operatore che costruisca il prezzo in continuo, e quel lavoro si paga con il margine, non con la generosità. Sui mercati principali il prezzo di una diretta non si discosta molto da quello di un pre-match; sui mercati secondari la differenza si sente, e sono proprio i mercati in cui il volume di eventi si fa sentire.

Tra le scommesse proposte figurano la Scommessa DUO, la Supercombo, la Supercoppia, i mercati Goal, No Goal e Multigoal e le giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni; la funzione Cash Out permette di chiudere la giocata prima che l’evento finisca. La stessa parola «Supercombo» compare anche nel palinsesto di Betfair, e i due marchi intendono cose diverse: vale la pena verificare sulla schedina.

NetWin: l’offerta di benvenuto con un requisito preciso

NetWin è la riga 16035, Netwin Italia S.p.a., e la sua offerta di benvenuto è quella che si legge meglio di tutte, perché ha un perimetro. L’offerta Sport-50 è un bonus reale pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, riservata ai nuovi giocatori con conto verificato, con un deposito minimo di 20 €.

È un bonus reale e non un buono, e la differenza conta: un bonus reale è denaro accreditato, non un credito vincolato a una sola giocata. Il prezzo di quella chiarezza è tutto nella parola «verificato»: conto verificato vuol dire identificazione completata, e vuol dire che chi sceglie la registrazione manuale deve mettere in conto i tempi della convalida prima di poter contare sull’accredito. C’è anche una soglia di 20 € sotto la quale l’offerta non si attiva, che è la cifra più bassa della panoramica e che rende l’offerta accessibile a chiunque.

Su un tetto di deposito settimanale di 100 €, un’offerta da 50 € è metà della settimana: chi la prende sta accettando di giocare con la propria disponibilità, non con un extra. Nessun tetto legale all’importo del bonus esiste, quindi la dimensione di questa offerta è una scelta commerciale di un marchio piccolo, che compete sul prezzo basso dell’ingresso. Nella panoramica è l’offerta più sobria, e non è detto che sia uno svantaggio: le condizioni sono poche e leggibili.

William Hill: due strade per il bonus, un tetto all’utilizzo

William Hill è la riga 16044, William Hill Malta Plc, e sul versante del benvenuto è il caso più interessante della panoramica. Il Benvenuto Sport accredita subito un Bonus Sport da 10 € a chi si registra con SPID, mentre con la registrazione manuale è previsto un bonus di verifica da 5 € dopo l’invio dei documenti entro 96 ore.

Le due strade hanno lo stesso nome e non lo stesso valore, e il divario è di dieci contro cinque. Il motivo è evidente: chi si identifica con SPID fa risparmiare all’operatore una verifica manuale e riceve una parte di quel risparmio. È una discriminazione di prezzo perfettamente legittima e quasi mai spiegata, ed è anche un motivo in più per fare SPID prima di registrarsi, visto che il vantaggio non è solo nei tempi. Sul versante pratico della registrazione manuale c’è una finestra di 96 ore per inviare i documenti, che è un limite di tempo, non una scadenza dell’accredito.

Poi c’è il vincolo che rende questa offerta diversa da tutte le altre della panoramica. Per le scommesse sportive l’importo massimo di bonus utilizzabile su ogni scommessa è di 100 €, e William Hill precisa che i bonus non sono subito prelevabili ma vanno giocati secondo il requisito di giocata previsto dalle normative ADM.

Quel tetto di 100 € per scommessa è più alto di quasi tutte le puntate medie e non dice nulla a chi gioca dieci euro a volta. Dice invece molto a chi usa il bonus come banco: non si può concentrare l’intero credito bonus su una sola giocata, e questo è esattamente ciò che impedisce di trasformare un credito in un prelievo con un colpo solo. Cento euro di bonus a 1,90 renderebbero circa 190 € se la giocata passasse: quel tetto è il motivo per cui la giocata deve passare cento volte, non una.

Il margine su un mercato a due esiti, una volta per tutte

Una nota di metodo, una volta per tutte, perché il calcolo fatto più sopra è l’unico numero del suo genere in questa panoramica e non va applicato ad altri mercati. Il margine del 5 % è quello di un mercato a due esiti a 1,90 e 1,90, che è un esempio illustrativo e non un prezzo rilevato: sul 1X2 di un incontro reale ha tre esiti e un altro valore; sui mercati tecnici, sui mercati con pochi partecipanti e sulle combo il margine può essere il doppio o il triplo senza che nessuna quota sembri strana. Una quota alta su un mercato strano non è un regalo, è il prezzo di un rischio che il banco conosce peggio.

Domande frequenti sulla licenza ADM

Come si controlla se un bookmaker ha davvero la concessione ADM?

Si cerca il suo dominio — non il marchio — nell’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato dall’ADM: se non c’è, la risposta è no. Se c’è, si confronta il codice di concessione con quello che l’operatore dichiara nei termini del conto di gioco.

Perché un bookmaker con concessione ADM usa un dominio .it?

Perché la concessione è agganciata al singolo sito. L’elenco conta 52 righe con codici da 16000 a 16051, ognuna legata a un indirizzo nazionale, e una stessa società può tenere più righe. Un dominio estero non porta con sé un titolo italiano.

Che cos’è il RUA e come funziona l’autoesclusione?

Il Registro Unico degli Autoesclusi, attivo dal 2018, blocca ogni piattaforma online con concessione ADM e anche le sale sul territorio. L’esclusione può essere trasversale, su un singolo concessionario o per categoria di gioco, da 7 a 270 giorni oppure indeterminata.

Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?

Il giocatore sceglie al momento della registrazione un tetto di ricarica, di spesa e di tempo su base giornaliera, settimanale e mensile. Ridurlo ha effetto immediato, alzarlo richiede sette giorni di attesa. Il tetto che l’ADM fissa nella gara non è noto.

Che cosa si rischia a giocare su un sito senza concessione?

Nessun accesso al RUA, nessun foro italiano e nessuna vigilanza dell’ADM. Le vincite sono «redditi diversi» da dichiarare per l’intero importo ricevuto senza deduzioni, secondo la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, e l’art. 4 della Legge 401/1989 sanziona il partecipante.

Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?

Su un concessionario ADM il prelievo cade sull’operatore: il giocatore riceve la somma netta e non dichiara nulla secondo la stampa di settore, che usa la formula «tassate alla fonte». Non è consulenza fiscale: conviene consultare un commercialista.

Quello che resta in mano al lettore

Un numero di concessione non fa vincere nessuno, e nessuno di questi dieci marchi ha un titolo migliore degli altri. Quello che cambia davvero è dove si gioca, e cosa si è verificato prima: due minuti di elenco ADM, una riga dei termini di conto di gioco, un tetto di deposito scelto guardando in faccia una cifra invece di una quota.

Il costo di tutto questo si paga comunque, e non è nascosto: un margine intorno al 5 % su un mercato a due esiti a 1,90 e 1,90 significa in media circa 5 € ogni 100 € giocati una volta, e il deposito settimanale è l’unico numero che trasforma quella media in un tetto. Alzarlo richiede sette giorni. Abbassarlo no.

Chi vuole solo il calcio, chi si accontenta delle tipologie tradizionali e chi non ha fretta è già a posto con mezza panoramica. Chi ha un problema con il gioco troverà nel RUA qualcosa che nessun dominio estero gli offre.

Contenuto creato dal team «pugilatoscommesse»