Scommesse sul web nel 2026: la concessione è per sito, non per marchio

Updated Ottobre 2026
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Un pallone da calcio appoggiato su una schedina bianca su un tavolo di legno, alla luce del giorno

La prima cosa che un italiano scopre cercando un bookmaker online è che i domini che gli compaiono davanti sono due mercati diversi con lo stesso nome. Da una parte i siti .it dei concessionari autorizzati, elencati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli; dall’altra una fascia grigia di .com che accetta giocate italiane senza alcun titolo per farlo. La differenza non si vede nel layout, non si vede nella quota, e non si vede nemmeno nel bonus di benvenuto, che spesso è più generoso proprio dove non dovrebbe esistere. Si vede quando qualcosa va storto: in un caso c’è un registro pubblico, un’autorità, un limite di deposito che il giocatore si è scelto da solo, un’imposta già pagata dal concessionario e un tribunale italiano; nell’altro non c’è nulla di tutto questo, e la giurisdizione è quella di un’isola che non risponde a nessuno.

Le condizioni di Admiralbet prevedono l'autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia.

La seconda cosa è più scomoda, e riguarda anche i siti perfettamente in regola. Una concessione non è un lasciapassare generale: è assegnata per singolo sito, con un codice, e non dice niente su cosa quel sito offra. L’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza non ha una colonna per i giochi: un nome che compare lì dentro può avere diritto alle scommesse sportive, al poker, ai giochi di abilità, al casinò, all’exchange, al bingo, o a una qualsiasi combinazione di questi. Che quel marchio proponga davvero un palinsesto sportivo lo dimostra il sito, non la lista. Chi verifica solo la presenza del nome sul registro ha verificato metà della faccenda.

Il margine, poi, non è un dettaglio da addetti ai lavori: è la parte di ogni puntata che il bookmaker si tiene comunque, e sta dentro la quota che il lettore vede sullo schermo. Si calcola come uno meno la quota di ritorno di un mercato, dove il ritorno è uno diviso la somma degli inversi di tutte le quote di quello stesso mercato. Su un mercato illustrativo a due esiti quotati 1,90 e 1,90 il ritorno è 1 ÷ (1/1,90 + 1/1,90), quindi poco meno del 95 %, e il margine sta sopra il 5 %. Il «quasi» è la parte che conta: sopra il 5 % significa che il margine di un mercato a due esiti in un range realistico si muove tra il 5 e il 6 %, e che a decidere dove cade esattamente sono il numero di esiti e la disciplina competitiva del bookmaker, non un annuncio. È un valore medio su tante giocate, non una previsione su una singola schedina.

Dati aggiornati al Ottobre 30, 2026; le concessioni e i numeri di registrazione sono stati verificati sull’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM, i termini sulle pagine dei singoli operatori.

Un mercato in cui il titolo per operare si compra all’asta

Chi immagina un’autorizzazione come una licenza amministrativa qualunque resterà sorpreso: in Italia il diritto di raccogliere scommesse a distanza non si richiede, si vince. La riforma del settore, il D.Lgs. 25 marzo 2024, n. 41 («Riordino del settore dei giochi pubblici, a distanza»), pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024, parla infatti di «concessioni» attribuite mediante gara pubblica. Non esiste un canale parallelo, non esiste una licenza a sportello, e non esiste la possibilità di rinnovare: l’art. 6, comma 3 fissa in nove anni il periodo massimo durante il quale i vincitori della gara possono gestire uno o più giochi, senza rinnovo automatico. Chi entra lo fa per una finestra definita, e la finestra non si allunga.

L’art. 6, comma 1 elenca i giochi che possono essere offerti a distanza con una concessione: le scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, compresi quelli simulati, e su corse dei cavalli; i totalizzatori sportivi e ippici; i giochi di ippica nazionale; i giochi di abilità, le carte e i giochi di sorte a quota fissa; le scommesse a quota fissa con interazione diretta tra giocatori, cioè il betting exchange; il bingo. È una lista di prodotti, non un pacchetto unico, e ogni concessionario può coprirne uno, alcuni o molti. Da qui una conseguenza che vale per chiunque confronti due marchi: la concessione non dice cosa troverai, dice solo che qualcuno, per quel sito, ha titolo a offrire almeno uno di quei giochi.

Le condizioni per partecipare alla gara spiegano molto del perché il mercato legale italiano abbia una faccia così consolidata. L’art. 6, comma 5 richiede una società di capitali con sede nello Spazio economico europeo, un piano di investimenti e l’impegno a rispettare i limiti di deposito che ADM fissa nella gara stessa; l’art. 4, comma 3 e l’art. 5, comma 3 stabiliscono che le condizioni di concessione e il regime fiscale restano fissi per tutta la durata della concessione. Tradotto dal burocratese all’italiano corrente: chi vince la gara sa quanto pagherà di imposta e a quali regole di tutela si sottopone fino alla scadenza, e questa stabilità è la ragione per cui la concessione viene pagata profumatamente. Nella gara di settembre 2025 sono state assegnate 52 concessioni a 46 società su 93 domande, a circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025.

Il risultato di tutto questo, letto sull’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza, è un registro di 52 righe con codici da 16000 a 16051, ognuna legata a un sito .it. Cinquantadue concessioni, quarantasei società: la matematica dice da sola che alcune aziende ne detengono più di una. Eurobet Italia S.r.l. per esempio gestisce Eurobet, Bwin e Gioco Digitale. Ed è esattamente qui che il linguaggio comune prende una cantonata: si parla di «concessione di bwin» come si parlerebbe di un marchio, mentre il registro non elenca marchi, elenca siti. Un lettore che cerca il nome commerciale sul registro può non trovarlo e concludere che il sito è illegale, quando invece il nome non c’è perché non è il nome che compare nel registro.

Unibet, Betway, 1xBet e 22bet non figurano tra le 52 righe lette il 25 ottobre 2026. Le modifiche successive al decreto del 2024 non sono note.

Che cosa copre la concessione, e che cosa resta fuori dal palinsesto

Il palinsesto è la parola chiave, e vale la pena leggerla come la legge la definisce. L’art. 2, lett. s), D.Lgs. 41/2024 chiama «palinsesto» il programma di eventi preparato dal concessionario e approvato da ADM: eventi sportivi, ippica compresa, e anche non sportivi, con le relative tipologie di giocata. La conseguenza pratica è rigida: si può accettare una puntata solo su eventi che stanno dentro quel programma approvato, e ADM aggiunge gli eventi uno alla volta. A settembre 2026 l’autorità ha autorizzato la Setka Cup, con bet365 primo partner secondo la stampa di settore. Un evento che non è nel palinsesto non è un evento su cui si può scommettere legalmente, per nessun operatore italiano, indipendentemente da quanto sia popolare.

La scommessa sportiva a quota fissa è il prodotto centrale di tutto il sistema, e la legge prevede accanto a essa il totalizzatore, il sistema di puntate in cui il montepremi si divide tra i vincitori invece di essere fissato da una quota. Se qualche marchio online offra oggi totalizzatori sportivi è una domanda che resta aperta; la logica stessa del totalizzatore — nessun rischio di mercato per il gestore, premio determinato dalle giocate altrui — lo renderebbe compatibile con un palinsesto approvato, ma la presenza reale sul web non è accertata.

Gli eventi simulati hanno una definizione propria. L’art. 2, lett. v) descrive le scommesse su eventi simulati come scommesse su eventi sportivi, ippici o di altro tipo generati al computer e mostrati con animazione o con un evento reale preregistrato, e le ammette dentro la concessione per le scommesse sportive. Le sezioni «Virtuali» dei siti ufficiali sono la traduzione commerciale di quella norma. Non si tratta di una scorciatoia trovata dagli operatori per stare dentro la legge: è un prodotto che la legge nomina.

L’ippica, invece, è due cose diverse e va tenuta separata. Le scommesse sulle corse dei cavalli, a quota fissa o a totalizzatore, stanno dentro l’art. 6, comma 1, lett. a); i «giochi di ippica nazionale» dell’art. 6, comma 1, lett. c), definiti dall’art. 2, lett. h) come le giocate di tipo vincente, accoppiata, tris, quarté e quinté, richiedono una concessione propria. Un operatore può quindi avere l’ippica in una forma e non nell’altra, e se qualche marchio gestisca online i totalizzatori di ippica nazionale è un punto che resta da accertare caso per caso.

Il betting exchange merita un paragrafo perché è il prodotto che più somiglia a qualcos’altro. L’art. 6, comma 1, lett. e) lo ammette come gioco separato e l’art. 2, lett. u) lo definisce: il giocatore può essere puntatore o banco, e il concessionario si limita a metterli in contatto in forma anonima. Non è un bookmaker, è una sala d’asta. La documentazione di Betfair riporta regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, tra cui una puntata minima di 200 centesimi in passi da 50, e un articolo di stampa del 2024 riferisce che il giocatore non deve nulla sulle vincite perché il prelievo cade sul concessionario. Quali marchi gestiscano oggi un exchange, e con quali commissioni, non è stabilito; Betfair è descritto come il primo, con la concessione 16028.

Restano tre caselle volutamente vuote, e il lettore deve sapere che sono vuote. Esiste una delibera di un direttore ADM sulle scommesse e i minori che cita il DM 111/2006, ma il suo contenuto non è noto. Non è noto se il palinsesto comprenda gli esports. E non è noto alcun tetto statutario in euro alla puntata nelle scommesse sportive: gli strumenti che limitano davvero sono i self-limits del giocatore e il limite di deposito scelto in registrazione, non un massimale di legge.

La normativa non finisce nella pagina delle condizioni

Le regole che un giocatore italiano incontra davvero non stanno nel decreto: stanno nella schermata di registrazione, che è il punto in cui la normativa smette di essere un testo e diventa una casella da compilare.

Un foglio di concessione in carta con un timbro rosso, appoggiato su una scrivania di legno accanto a una penna
In registrazione Admiralbet chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile.

L’identificazione, i trenta giorni e il conto sospeso

Un conto di gioco richiede identificazione piena. Gli operatori offrono la registrazione classica con copia di un documento e, accanto, le procedure con SPID e con CIE; BetFlag rimanda alle procedure di identificazione con SPID e CIE accanto alla registrazione tradizionale, e il gioco è vietato ai minori di 18 anni. Il punto che sfugge quasi sempre è la scadenza: senza SPID il conto va validato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi restano bloccati, come dichiarano le pagine degli operatori. Trenta giorni sembrano un’eternità finché non arrivano. Chi apre il conto la sera prima di una partita, carica venti euro, perde, ricarica, vince una multipla decente e prova a prelevare tre settimane dopo, può trovarsi davanti a un conto congelato e a un documento da mandare in fretta. Il ritardo non è un vizio del sito. È la conseguenza di non aver scelto SPID in fase di apertura, e si paga nella fase peggiore, cioè quella in cui si vorrebbe incassare.

Il limite di deposito che si sceglie una volta sola, di fatto

Alla registrazione il giocatore sceglie un limite di deposito settimanale o mensile. Le pagine degli operatori mostrano un limite settimanale già in fase di iscrizione, l’abbassamento che ha effetto immediato e un’attesa di sette giorni per alzare un limite. Questa asimmetria è la regola più intelligente dell’intero sistema, perché è costruita contro il momento peggiore: nessuno alza un limite quando è calmo. La seconda settimana di attesa è quella in cui si scopre se il limite serviva.

La figura del limite di deposito che ADM fissa nella gara non è nota.

fondamenti del gioco: i tre self-limit che nessuno legge

L’art. 15, comma 1 del D.Lgs. 41/2024 costruisce una cassetta degli attrezzi più articolata di quanto il giocatore medio immagini: lettera a) i self-limits su tempo, spesa e perdita; lettera b) i limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati da ADM; lettera c) i messaggi automatici su durata e spesa; lettera e) gli strumenti di autoesclusione, anche per singola categoria di prodotto; lettera f) un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana per otto ore al giorno.

Vale la pena soffermarsi sulla lettera b), perché è quella che il giocatore non controlla. Il limite non è solo quello che si sceglie: il concessionario ne fissa altri in base all’età e al comportamento, dentro protocolli approvati dall’autorità. Un ventenne che gioca ogni sera da tre mesi non ha lo stesso profilo di un cinquantenne che gioca la domenica, e la legge prevede che il primo incontri un limite diverso. Non è trasparenza totale, è una tutela che agisce prima della richiesta del giocatore. Chi vuole sapere dove sono i propri limiti li trova nelle condizioni del conto, non in una pagina promozionale.

La lettera f) merita una nota per il lettore che confronta: un canale aperto cinque giorni a settimana per otto ore è un requisito, non un vanto. Un operatore che pubblicizza un servizio clienti sette giorni su sette sta offrendo più di quanto la norma gli chieda, e questo è un dato, non una medaglia.

Admiralbet, i limiti in registrazione e la pausa lunga

Le condizioni di Admiralbet chiedono in registrazione di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile, con la regola già vista: un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. Nove caselle da riempire — tre tipi di limite per tre orizzonti temporali — sono un ostacolo vero, e il lettore frettoloso le compilerà col primo numero che gli passa per la testa. Il problema è che quel numero resta. Un limite di ricarica giornaliero fissato distrattamente a 10 € è una gabbia che si apre solo dopo una settimana di attesa, ed è una gabbia che il giocatore si è costruito da solo la sera dell’iscrizione.

Sull’autoesclusione le condizioni Admiralbet prevedono periodi di 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, oppure indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. È il passaggio in cui la disciplina cambia davvero. La vecchia griglia a tre scalini lasciava un buco evidente: chi voleva fermarsi due settimane non aveva una casella. La durata breve e la revoca dopo nove mesi sull’indeterminata coprono quel buco, e cambiano il calcolo di chi pensava di usare l’autoesclusione come una pausa lunga ma non definitiva. Adesso è una decisione che si può prendere con una via d’uscita scritta.

Quando la pausa vale su tutti i siti, e quando non vale su nessuno

L’autoesclusione non è una funzione di un bookmaker: è un registro. Il RUA, il Registro Unico degli Autoesclusi, esiste dal 2018 e chiude l’accesso a tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia e alle sale fisiche sul territorio. Per il giocatore questo significa una cosa sola, e conviene dirla senza addolcirla: iscriversi al registro è l’unico strumento che non si aggira cambiando bookmaker. Cancellare un conto non serve a nulla, perché la registrazione si rifà in dieci minuti. Bloccare la carta non serve, perché i punti di ricarica accettano contanti. Il RUA è l’unico interruttore che spegne tutte le luci insieme.

L’altra metà della frase è quella che pesa. I siti senza concessione non sono collegati al RUA. Un giocatore autoescluso che apre un conto su un .com offshore non è protetto da niente, e non lo sa: la richiesta di autoesclusione è stata accolta dal sistema italiano, il sistema offshore non ne è a conoscenza e non ha motivo di esserlo. Il registro funziona solo dentro il perimetro che lo riconosce, e quel perimetro è la concessione. Qui l’autoesclusione smette di essere una funzione del sito e diventa una conseguenza della scelta del sito.

Come si verifica un bookmaker, in concreto, è una domanda con una risposta breve: si apre l’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM, si cerca il nome dell’azienda concessionaria — non il marchio, che spesso è diverso — e si confronta il codice. Attenzione a due trappole simmetriche. La prima: un nome presente nell’elenco non prova che quel sito offra scommesse sportive, perché il registro non ha una colonna per i giochi. La seconda: un nome assente dall’elenco non prova che il sito sia illegale in senso assoluto, prova che non ha una concessione italiana, il che per un giocatore in Italia è la stessa cosa ai fini pratici. Una menzione in una classifica, per quanto ben fatta, non è una concessione.

prevenzione: cosa resta in mano al giocatore

La tutela, in questo mercato, è fatta di strumenti e non di buone intenzioni. Gli strumenti di gioco responsabile di bet365 comprendono periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione; per i residenti in Italia l’app indica il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22. La sequenza è quella giusta e vale la pena leggerla come una scala: la pausa è per la settimana storta, i limiti di versamento per il mese, gli avvisi per chi non guarda il contatore, l’autoesclusione per chi ha capito che il problema non è la settimana. Il numero verde sta al fondo perché è l’ultimo gradino, e perché in Italia è il canale che esiste fuori dal rapporto con il bookmaker.

Un documento di identità appoggiato accanto a uno smartphone con un timer sullo schermo, su un tavolo da cucina
Gli strumenti di gioco responsabile di bet365 comprendono periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull'attività di gioco e auto esclusione.

C’è poi un dovere di informazione che il giocatore non vede mai e che pure paga con i suoi soldi. L’art. 15, comma 2 impone a ogni concessionario di spendere lo 0,2 % dei ricavi netti, per un massimo di 1.000.000 € all’anno, in campagne informative o di comunicazione responsabile su temi fissati da una commissione governativa. È una cifra piccola in proporzione, ed è utile sapere che esiste: significa che una parte di quello che il mercato incassa torna indietro come messaggio di cautela, e che quel messaggio è calibrato su temi decisi da qualcun altro, non dal reparto marketing.

Il conto che si trova alla cassa dell’operatore, non del giocatore

Sul piano fiscale la posizione del giocatore italiano è la più semplice che si possa immaginare, e conviene godersela finché dura. Il prelievo cade sul concessionario. L’imposta unica sulle scommesse a quota fissa, prevista dall’art. 4 del D.Lgs. 23 dicembre 1998, n. 504, come modificato dalla legge di bilancio per il 2025, è pari al 20,5 % se la raccolta avviene sulla rete fisica e al 24,5 % se avviene a distanza, calcolata sulla differenza tra le puntate e le vincite, secondo la stampa specializzata; le scommesse ippiche a quota fissa pagano le stesse aliquote, contro il 43 % e il 47 % precedenti, e le giocate su eventi simulati pagano il 24,5 % dell’importo raccolto al netto delle vincite restituite. Una proposta contenuta nel «Decreto Sport» di portare le aliquote al 21 % e al 25 % non è entrata in vigore.

Il punto per il lettore è il verso di quella tassa. Chi scommette su un mercato a quota fissa sta giocando un gioco in cui l’operatore versa il 24,5 % di quello che incassa, calcolato sul margine lordo, indipendentemente da chi vince. La quota che il giocatore vede è già costruita tenendo conto di quel prelievo e del margine del mercato. Non è un’aggiunta al momento del prelievo, non è una trattenuta sulla schedina vincente: è dentro il prezzo.

Se il bonus entri nella base imponibile non è dato sapere.

Le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non si dichiarano, perché il prelievo cade sul concessionario: è quanto riporta la stampa di settore nel 2024 e nel 2026, con la formula «tassate alla fonte», cioè il giocatore riceve l’importo netto e non dichiara nulla. La precisazione è che si tratta di una ricostruzione giornalistica e non di una pagina dell’amministrazione finanziaria; chi vuole certezza sul proprio caso consulti un commercialista.

Il quadro cambia in modo netto se la vincita arriva da fuori. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le vincite online come «redditi diversi» ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. d) del TUIR, anche per i siti registrati o ospitati all’estero, imponibili secondo l’art. 69 del TUIR per l’intero importo ricevuto e senza deduzioni; la lettura pratica è nessuna ritenuta e una dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730. L’aliquota IRPEF applicata non è nota, e la posizione va enunciata per quello che è: vincite che andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, il che non è consulenza fiscale.

È il momento in cui la differenza tra i due mercati smette di essere una questione di etichetta. Sul sito del concessionario la tassa esiste, è pagata, e non tocca il lettore. Sul sito estero la tassa non esiste per l’operatore e può esistere per il giocatore, sotto forma di una dichiarazione da fare su una vincita che nessuno gli ha segnalato, con la ricevuta della banca che resta l’unica traccia di un reddito che il fisco italiano considera diverso da tutti gli altri.

Il divieto che ha reso invisibile il mercato legale

Il Decreto Dignità, art. 9 del D.L. 12 luglio 2018, n. 87, convertito con L. 96/2018, è in vigore, e ADM ne ha citato il testo il 28 febbraio 2024: «è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet». L’AGCOM è l’autorità che lo fa rispettare, con una sanzione pari al 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione. Le eccezioni esistono e sono strette: il decreto promuove la pubblicità del gioco pubblico che serve il gioco sicuro e responsabile (art. 3, lett. l) e consente a un concessionario di diffondere messaggi sociali o di gioco responsabile che portino il suo logo (art. 3, lett. m; art. 15, comma 3). ADM aggiunge che la pubblicità a operatori privi di concessione può attirare provvedimenti AGCOM sui mezzi che la ospitano.

Il seguito, dal 2025 al 2026, è più interessante del divieto. L’AGCOM non ha registrato sanzioni per violazioni del divieto nel 2025; il TAR Lazio, con l’ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025, ha rimesso alla Corte costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 €; due rinvii pregiudiziali alla Corte di giustizia dell’Unione europea sono pendenti, il C-421/24 sulla responsabilità delle piattaforme e il C-194/25 sulla notifica della norma. Nella legge di bilancio per il 2026 è stato proposto un emendamento di Forza Italia per togliere il divieto alla pubblicità indiretta, per esempio le sponsorizzazioni: l’esito non è stato trovato e alla data della verifica il divieto è in vigore.

Per il lettore questo significa che il divieto, per ora, fa esattamente quello che dice. Un marchio che avrebbe la concessione in regola non può fare pubblicità, mentre nulla vieta a un sito estero di comparire nei risultati di ricerca con il proprio dominio. La visibilità non premia il concessionario; premia chi non ha chiesto il permesso.

La conseguenza sui bonus è la più fraintesa di tutta la faccenda. Il divieto riguarda la pubblicità, non l’esistenza di un bonus: il bonus di benvenuto è il termine degli operatori, e non esiste alcun tetto statutario né all’importo né ai requisiti di puntata. Importi, rigioco e quote minime vengono dunque dalle condizioni del singolo operatore, ed è lì che il lettore deve guardare, perché è lì che le cose cambiano da un marchio all’altro.

Che cosa costa davvero un bonus di benvenuto

Qui conviene smontare l’espressione più abusata del settore. Un bonus reale non è un regalo: è denaro che l’operatore mette a disposizione a condizione che il giocatore giochi abbastanza da restituirne una parte sotto forma di margine. L’offerta Sport-50 di NetWin, per fare un esempio concreto, è un bonus reale pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, riservata ai nuovi giocatori con conto verificato, con deposito minimo di 20 €. Il Welcome Bonus Sport di BetFlag è invece pari al 100 % del primo deposito, accreditato su saldo, fino a 5.000 €. I due importi non sono confrontabili come sembrano a prima vista: il primo si esaurisce in una sera, il secondo presuppone un deposito di migliaia di euro.

Il margine del mercato è la lente giusta per capire cosa accade dopo. Supponiamo un mercato illustrativo a due esiti quotati 1,90 e 1,90, un esempio e non una quota reale: il ritorno è 1 ÷ (1/1,90 + 1/1,90), poco meno del 95 %, e il margine sta sopra il 5 %. Un giocatore che rigiocasse per intero un bonus di 50 € su mercati di quel tipo, con questa sola assunzione, si troverebbe di fronte a un costo atteso nell’ordine di qualche euro: la percentuale che il bookmaker trattiene su ogni unità puntata trasforma una parte di quel credito in margine. Non è molto in assoluto, ed è molto in proporzione a un bonus da 50 €. Il senso è che il «gratis» ha un prezzo medio misurabile, e che il prezzo cresce col margine del mercato su cui si gioca.

Perché il lettore non trovi il numero scritto in cifre, in una tabella o in un confronto, è presto detto: le condizioni dei due marchi citati non pubblicano un requisito di puntata nei termini che il registro riporta. Importi sì, requisiti no. E questa è, di per sé, l’informazione più utile che si possa dare: un bonus senza requisito di puntata dichiarato va verificato nelle condizioni complete prima di essere considerato un vantaggio, non dopo aver depositato.

Le regole del gioco italiano, con le conseguenze attaccate

Prima di confrontare dieci marchi serve un elenco dei punti su cui il confronto è possibile, e conviene costruirlo partendo dall’effetto sul lettore invece che dalla lettera della norma.

Età e identificazione non sono formalità. La tutela dei minori è principio del sistema (art. 3, comma 1, lett. a), le condizioni di concessione includono l’esclusione dei minori dal gioco e la legge italiana fissa l’età a 18 anni. Per un maggiorenne il costo pratico è l’obbligo di identificazione piena per il conto di gioco, con la conseguenza sui 30 giorni già vista.

Le ricariche hanno un canale sorprendente e dei limiti precisi. I «punti vendita ricariche» dell’art. 13, D.Lgs. 41/2024 sono tabaccai e ricevitorie iscritti a un registro ADM che ricaricano il conto online solo su richiesta del titolare e dopo identificazione, con gli strumenti che il titolare ha già comunicato al concessionario o con contanti fino a 100 € a settimana in totale; non possono pagare vincite né prelevare saldo, e l’iscrizione al registro costa 100 € all’anno. La conseguenza è doppia: esiste un modo di caricare il conto che non passa dalla banca, ed è esattamente quello che un giocatore con problemi cerca, mentre l’autoesclusione è l’unico strumento che lo chiude; e i 100 € settimanali in contanti sono un limite di sistema, non una scelta dell’operatore.

Sui binari di pagamento il quadro è pragmatico. Le pagine di confronto mostrano ai concessionari ADM carte, PostePay e altre carte prepagate, portafogli elettronici come PayPal, Skrill e Neteller, Satispay, bonifico, voucher e ricariche in contanti in tabaccheria con SisalPay e Mooney; l’elenco proprio di ciascun operatore sta nelle sue condizioni. Lottomatica accetta tra i metodi per depositi e prelievi PostePay e PayPal, oltre ad altri. La criptovaluta presso i concessionari ADM è una questione aperta e non è nota alcuna norma che nomini binari approvati. L’art. 22, comma 1 prevede un regolamento, concordato con la Banca d’Italia, per impedire ai prestatori di servizi di pagamento di trattare denaro di gioco per operatori privi di concessione: la sua entrata in vigore non è confermata.

Sul calcolo della vincita non c’è nulla di oscuro e vale la pena fissarlo una volta, perché è la base di ogni confronto. Il ritorno di una puntata è dato dalla puntata moltiplicata per la quota: 10 € a quota 1,85 restituiscono 18,50 €, di cui 8,50 € di utile netto. Su una multipla le quote delle singole giocate si moltiplicano in un unico prezzo, e il margine si somma con loro. È qui che il conto si fa meno simpatico: una multipla di quattro esiti a 1,85 implica un prezzo di 11,71 e una probabilità implicita complessiva di poco superiore a un quarto, ma il margine del bookmaker è già stato applicato quattro volte, una per ogni esito. Ogni gamba porta dentro di sé la propria fetta.

Questo è anche il motivo per cui il margine va letto dal mercato e non dal sito. Il margine di un 1X2 non è il margine di un Under/Over, della stessa partita, nello stesso momento, sullo stesso bookmaker. Sono mercati con liquidità diversa, numero di esiti diverso e popolarità diversa. Chi confronta due operatori guardando il prezzo di un solo mercato ha confrontato quel mercato, non i due operatori.

Dove si scommette in Italia: dieci concessionari a confronto

Il confronto che segue guarda i marchi dal lato che conta per chi scommette: cosa dice il registro, cosa dice il sito, cosa tocca al giocatore. La prima colonna riporta il numero di concessione ADM e la società concessionaria, che sono ciò che un lettore può verificare in autonomia sull’elenco autorizzato; la seconda raccoglie quello che le condizioni dell’operatore dichiarano sul punto in questione, dall’autoesclusione ai limiti di deposito alle ricariche. Le due colonne rispondono a domande diverse, ed è voluto: la prima dice chi è autorizzato, la seconda dice a cosa il giocatore va incontro.

Marchio Concessione ADM e concessionaria Quello che le condizioni dell’operatore dichiarano
Betfair n. 16028, Betfair Italia S.r.l. regole aggiuntive sui conti dell’exchange italiano, tra cui una puntata minima di 200 centesimi in passi da 50
Lottomatica n. 16010, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. conto gioco con PostePay e PayPal tra i metodi per depositi e prelievi
StarCasinò n. 16026, Azzurri Limited —
Planetwin365 n. 16007, Pwo S.p.a. —
NetWin n. 16035, Netwin Italia S.p.a. bonus reale al 100 % del primo deposito fino a 50 €, deposito minimo 20 €
BetFlag n. 16008, Betflag S.p.a. bonus di benvenuto al 100 % del primo deposito, fino a 5.000 €
Eurobet n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale conto di gioco consultabile dall’app con depositi e prelievi diretti
bet365 n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc pause, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione
Betsson n. 16027, Azzurri Limited —
SNAI n. 16032, Snaitech Spa conto di gioco gestito dall’app con più modalità di ricarica

Il registro, come si è detto, non distingue sport da casinò, e la tabella lo mostra meglio di qualsiasi spiegazione: Betsson e StarCasinò condividono la stessa società concessionaria, Azzurri Limited, pur essendo due marchi con due siti e due concessioni distinte. Per il giocatore questo significa che il numero di concessione non è un identificativo del gruppo ma del sito, e che cercare «Azurri Limited» pensando di trovare un bookmaker porterà a un casinò.

Tre righe portano un trattino, e i trattini non sono una svista. Su quei marchi le condizioni pubblicate non entrano nel merito del punto raccolto nella seconda colonna, e nessuna riga di questa pagina tenterà di riempire il vuoto per simmetria. Un lettore che vuole sapere come Planetwin365 gestisca un limite di deposito trova la risposta nelle sue condizioni, non qui.

I dieci concessionari, uno per uno

Betfair: l’exchange, un prodotto che non assomiglia a un bookmaker

Betfair è il marchio che in Italia ha portato il betting exchange, e la sua concessione è la n. 16028, intestata a Betfair Italia S.r.l. Sul piano tecnico è il prodotto più interessante della lista, perché capovolge il meccanismo: l’app Betfair Sport propone mercati come Esito Finale, Under/Over, Multigol e mercati combo, e una sezione Supercombo con combo e mercati unici a quote maggiorate, ma la parte che distingue il marchio è la possibilità di fare da banco.

La documentazione dell’operatore riporta regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, tra cui una puntata minima di 200 centesimi in passi da 50. Non è una condizione arbitraria: su un mercato in cui i giocatori si incontrano tra loro il lotto minimo tiene in piedi la profondità del mercato e impedisce che un conto da pochi centesimi sporchi il book. Il rovescio è che il lettore abituato alla schedina da 1 € si trova davanti a una soglia che è il doppio della sua puntata tipica, e su un mercato a tre esiti quella soglia va moltiplicata per il numero di posizioni che vuole coprire.

Per chi cerca scommesse sul web nel senso più tradizionale, l’exchange di Betfair è la scelta meno intuitiva del gruppo: richiede di capire la differenza tra puntare e bancare, di accettare una quota proposta da un altro utente invece di una quota di listino, e di convivere con una commissione che il concessionario applica al ruolo di banco. Chi invece è stanco di prendere sempre il prezzo offerto e vuole provare a offrirlo trova qui l’unico prodotto della lista che glielo consente: la puntata minima di 2 € è la tariffa d’ingresso di quella differenza.

Lottomatica: il bookmaker generalista con il conto più flessibile

Con la concessione n. 16010 intestata a Goldbet Better Organization Italy S.p.a., Lottomatica è il caso da manuale di perché convenga guardare al concessionario e non al marchio: il nome che il lettore cerca sull’elenco autorizzato non è quello che vede sul sito. È anche il marchio con la storia più lunga nel gioco regolamentato italiano.

L’app per le scommesse sportive copre Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e altri eventi, con quote e risultati in tempo reale e streaming per scommettere live seguendo la partita in diretta. La funzione Bet Scanner permette di conoscere l’esito dei biglietti giocati nel punto vendita, e la sezione Virtuali comprende calcio, corse di cavalli in trotto e galoppo e corse di levrieri, con giocate come Vincente, Piazzato, Accoppiata e Trio. Il conto gioco accetta tra i metodi di pagamento per depositi e prelievi PostePay e PayPal, oltre ad altri; l’accesso dall’app avviene con username e password. Per i nuovi iscritti che aprono un Conto Gioco sono previsti bonus, con una procedura di registrazione descritta come più facile e veloce, e promozioni settimanali.

Il valore vero qui è la combinazione tra negozio fisico e conto online. Il Bet Scanner esiste perché una parte dei giocatori italiani compra ancora la schedina al banco, e la possibilità di controllare l’esito dal telefono è la funzione che tiene insieme i due mondi. Il lettore che alterna ricevitoria e app trova in Lottomatica la transizione meno traumatica del gruppo; chi gioca solo da mobile troverà che il valore aggiunto sta altrove, cioè nella compatibilità con PostePay e PayPal, che per un conto italiano è la differenza tra prelevare in un giorno e prelevare in tre.

StarCasinò: il marchio che sta nel registro ma non nasce per lo sport

StarCasinò è il marchio su cui la parola «concessione» va maneggiata con più cura, e la sua scheda vale come lezione di metodo. La concessione n. 16026 è intestata ad Azzurri Limited, la stessa società che detiene la concessione di Betsson: due marchi, due siti, un concessionario. E il prodotto principale non è lo sport.

L’app permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto alle slot e al Live Casinò. È una descrizione onesta e va letta come tale: il palinsesto sportivo esiste, è dichiarato, ed è affiancato a un’offerta di casinò che per un marchio con questo nome è evidentemente il centro del business.

Il lettore che cerca una piattaforma per il calcio nel weekend e nient’altro troverà qui un bookmaker funzionante con un contorno che non gli serve. Il lettore che vuole la stessa app per il calcio e per le slot ha trovato il marchio giusto, e il fatto che la concessione sia condivisa con Betsson non cambia nulla sul piano pratico: i due conti sono separati, le due concessioni sono separate, e il RUA li conosce entrambi. Nessuno dei due è però un bookmaker puro, e questo è il punto che la grafica di un casinò non dice mai.

Planetwin365: ampiezza di palinsesto e nessuna scenografia

La concessione n. 16007 è di Pwo S.p.a., e Planetwin365 è il marchio della lista che punta più esplicitamente sull’ampiezza. L’app copre i principali campionati di calcio nazionali ed europei — Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga — e competizioni come Champions League, Europa League e Conference League, oltre a più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta.

Le oltre 20 discipline sono il dato che conta e anche il più facile da sottovalutare. Un bookmaker che offre venti sport non è necessariamente più generoso su nessuno di essi: la profondità dei mercati su una partita di Serie A e la presenza di un mercato su un incontro di volley sono due cose diverse, e l’ampiezza tende a costare profondità. Il lettore che gioca quasi sempre calcio troverà in questo tipo di offerta un catalogo molto più largo di quanto userà mai, mentre chi insegue competizioni minori — un campionato estero, uno sport che in Italia nessuno quota — è il profilo che trae il vantaggio maggiore da un palinsesto così costruito.

Sul punto raccolto nella tabella, cioè cosa dichiarino le condizioni dell’operatore in materia di autoesclusione, limiti e ricariche, non c’è una riga da riportare; le condizioni di Planetwin365 restano il posto in cui verificarlo prima di depositare, e la verifica richiede una lettura, non una ricerca sul motore.

NetWin: il bonus con le condizioni scritte per intero

NetWin, concessione n. 16035 di Netwin Italia S.p.a., è il marchio la cui offerta di benvenuto si può leggere senza tirare a indovinare. L’offerta Sport-50 è un bonus reale pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, riservata ai nuovi giocatori con conto verificato, con deposito minimo di 20 €.

La parola «reale» è quella che merita attenzione, perché nel gergo del settore significa che il credito è denaro spendibile e non un gettone vincolato. Il che riporta al problema di sempre: il bonus è reale, ma resta un bonus, e il margine del mercato su cui verrà giocato è la parte che l’operatore recupera. Su un mercato illustrativo a due esiti quotati 1,90 e 1,90 il ritorno sarebbe poco sotto il 95 % e il margine sopra il 5 %, quindi rigiocando l’intero bonus a quelle condizioni il costo medio atteso resta nell’ordine di qualche euro. Con un tetto a 50 € e un deposito minimo di 20 € la scala è piccola, e il conteggio si fa in fretta: chi cerca un bonus da provare, senza impegnare molto, qui trova una soglia bassa e un tetto basso.

Il limite della faccenda è che le condizioni riportate non pubblicano un requisito di puntata. Il lettore che vuole sapere quante volte deve rigiocare prima di poter prelevare lo trova nelle condizioni complete, e questa è una verifica da fare prima del deposito, non dopo. Un bonus da 50 € senza requisito dichiarato è una promessa scritta a metà: la metà che manca è quella che decide se il credito diventerà un prelievo.

BetFlag: il bonus grande e l’identificazione che si sceglie all’apertura

BetFlag, concessione n. 16008 di Betflag S.p.a., si distingue per due cose che stanno su piani diversi e vanno tenute su piani diversi. La prima è l’offerta: il Welcome Bonus Sport è pari al 100 % del primo deposito, accreditato su saldo, fino a 5.000 €. La seconda è il modo in cui si apre il conto: il sito rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE, accanto alla registrazione classica, e il gioco è vietato ai minori di 18 anni.

Il tetto di 5.000 € è il più alto del gruppo, e la cifra dice da sola che non è un’offerta pensata per chi deposita venti euro. Un bonus al 100 % del primo deposito, accreditato su saldo, richiede un primo deposito importante per avvicinarsi a quel massimo, e il lettore che non ha intenzione di depositare cifre serie troverà nel bonus poco più di una formalità. Per un giocatore con un budget reale, invece, la scala cambia la sostanza dell’offerta.

Sull’identificazione c’è una conseguenza che vale più del bonus. La scelta tra SPID, CIE e registrazione classica si fa una volta sola, all’apertura, e determina se il conto sarà validato subito o se avrà trenta giorni di tempo prima della sospensione e del blocco dei prelievi. Chi apre con SPID si è risparmiato il problema; chi rimanda è nella categoria che scopre la regola nel momento peggiore. La presenza di CIE tra le opzioni è la parte più comoda per un italiano, perché il documento d’identità elettronico ce l’ha già in tasca e non richiede di ricordare credenziali di terze parti.

Eurobet: il palinsesto che esce dal perimetro sportivo

Eurobet, concessione n. 16012 di Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale, ha il catalogo più strano della lista, e la stranezza è documentata. L’app Eurobet Sport offre un palinsesto che va da calcio, tennis e basket a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, fino a eventi di spettacolo — musica, cinema, tv e reality show — e di politica, elezioni comprese.

Gli scacchi e le elezioni sono la parte che vale la pena commentare, perché mostrano cos’è davvero il palinsesto: il programma di eventi che il concessionario prepara e ADM approva, nel quale gli eventi sportivi e quelli non sportivi convivono per previsione di legge. Un bookmaker che quota un reality show non ha trovato un trucco; sta usando la parte di palinsesto che la norma gli mette a disposizione.

Il rovescio è che l’ampiezza, anche qui, non è gratuita. Il lettore che vuole il mercato profondo su una partita di Serie A troverà probabilmente pane altrove; chi invece cerca qualcosa che nessun altro quota — un premio musicale, un risultato elettorale, un torneo di scacchi — è il profilo che da un palinsesto così trae un vantaggio che gli altri non gli danno. Sul gioco il marchio è comunque completo: si giocano scommesse singole, multiple e sistemi, le schedine in corso o concluse sono raccolte nella pagina My Bets, e dall’app si consultano le informazioni sul conto di gioco e si effettuano depositi e prelievi direttamente da iPhone o iPad. La sezione Virtual comprende partite di calcio simulate (Campionato, Big Match, Derby), corse di cavalli in Galoppo, corse di cani con i Levrieri Reali e Palline 2.0.

bet365: l’offerta più larga e la concessione che appartiene a una società maltese

bet365 è il marchio con il profilo internazionale più marcato, e la sua concessione n. 16030 è intestata a Hillside (New Media Malta) Plc: una società maltese con un’autorizzazione italiana. È la dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che la concessione si può ottenere dall’estero purché si abbia sede nello Spazio economico europeo, e che il nome sul registro non dirà mai «Marchio».

L’offerta si presenta come Official Global Betting Partner della UEFA Champions League e copre scommesse su Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live. Gli strumenti di gioco responsabile comprendono periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione; per i residenti in Italia è indicato il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22. A settembre 2026 bet365 è stato il primo partner della Setka Cup autorizzata da ADM, secondo la stampa di settore, un dettaglio che dice più sull’operatore di quanto dica qualunque slogan: essere il primo a quotare un evento appena ammesso richiede una macchina che legge le delibere prima degli altri.

Sui mercati la copertura dichiarata è larga — freccette e boxe non sono sport di riempimento per un bookmaker internazionale — ma non è dichiarata come la più profonda su nessuno di essi, e vale la stessa avvertenza fatta per gli altri cataloghi ampi. La tutela è la parte più solida della scheda, perché unisce i quattro strumenti richiesti dalla norma al numero verde italiano, ed è l’unico marchio della lista per cui la tabella raccolga un dato proprio su quel punto.

Betsson: piattaforma internazionale, concessione condivisa

Betsson, concessione n. 16027, appartiene ad Azzurri Limited come StarCasinò, ed è il secondo caso della lista in cui due marchi distinti condividono un concessionario. È un casinò e sportsbook di matrice internazionale, e la parte sportiva dichiarata è quella classica: l’app Betsson Sportsbook & Casinò offre scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo.

«Migliaia di eventi» è una formula che merita una precisazione perché è la più facile da fraintendere: non è il numero di partite visibili nella home, è il numero complessivo di eventi su cui è possibile piazzare una giocata, molti dei quali hanno un palinsesto di mercati ridotto. Il lettore che conta gli eventi confrontando due bookmaker confronta quasi sempre due modi diversi di contare la stessa cosa. Quello che conta è la profondità sul mercato che interessa, e sui mercati principali — 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal — la copertura è quella standard di un operatore internazionale.

La concessione condivisa con StarCasinò non ha effetti pratici sul conto: due siti, due registrazioni, due conti separati. Ha un effetto sul metodo, però, e vale ripeterlo perché è la trappola più diffusa tra chi verifica: chi trova Azzurri Limited sull’elenco autorizzato ha verificato due marchi in un colpo solo, ma solo se sa che i due marchi sono due siti.

SNAI: la schedina, il registro e il negozio

SNAI è il marchio con il legame più diretto tra rete fisica e online, e la sua concessione è la n. 16032 di Snaitech Spa. L’app SNAI Sport offre scommesse singole, multiple e sistemi, con mercati sul risultato esatto, sul numero di goal, sui tiri in porta, sui cartellini e sui rigori, e la funzione Cash Out per chiudere le schedine prima della fine dell’evento.

La funzione My Combo merita un passaggio a parte, perché è un prodotto e non un mercato: permette di combinare più pronostici sulla stessa partita e di unire più My Combo su match o sport diversi — calcio, tennis e basket — nello stesso biglietto, con una quota unica. È il tentativo di risolvere il problema più vecchio della multipla, quello per cui due giocate sulla stessa partita non si possono combinare. Il lettore che ama costruire biglietti articolati troverà qui uno strumento che pochi altri offrono; chi gioca singole non ne sentirà la mancanza.

Il resto della scheda è costruito intorno al negozio. Con l’app si verificano i biglietti giocati in un punto vendita SNAI inquadrando il QR Code stampato sul ticket, si possono prenotare le scommesse e ricaricare o prelevare nel punto vendita più vicino, e una schedina giocata in negozio si può scansionare con l’app per sapere subito se è vincente. Il conto di gioco si gestisce dall’app, dove si può ricaricare con più modalità, e l’assistenza è indicata a disposizione 7 giorni su 7. L’offerta comprende oltre 3.000 eventi virtuali al giorno, tra cui calcio virtuale con clip reali (Mitico Football), corse di cavalli e levrieri filmate e automobilismo, oltre a scommesse live e a un’offerta di streaming gratuito; per i nuovi utenti dell’app è previsto un bonus di benvenuto, accanto a promozioni settimanali e offerte periodiche.

La combinazione tra i 3.000 eventi virtuali e il QR Code racconta il posizionamento meglio di qualsiasi descrizione: SNAI non chiede al cliente di scegliere tra il banco e il telefono, gli chiede di usare entrambi. Per un giocatore che passa davanti a una ricevitoria ogni giorno è un vantaggio concreto; per chi non ci mette mai piede è una funzione che non userà.

Quando la legge non basta: cosa succede fuori dal perimetro

Offrire gioco a giocatori in Italia senza concessione è illegale, e il meccanismo che dovrebbe fermarlo è pubblico. L’art. 22 del D.Lgs. 41/2024 stabilisce che ADM, insieme alla Guardia di Finanza e a Sogei, tenga la lista dei siti legali legati ai concessionari e la lista dei siti con accesso inibito, entrambe pubbliche sui siti di ADM e della Guardia di Finanza; i fornitori di servizi internet e i prestatori di pagamento che violano un ordine di ADM sono sanzionati da 30.000 € a 180.000 € per violazione. ADM reindirizza i domini inibiti verso una pagina di avviso.

Il funzionamento reale è meno solenne di quello che la norma lascia immaginare. Il blocco opera a livello DNS e alcuni fornitori sono più lenti di altri; un’ordinanza del 2025 ha portato il totale a 11.481 domini, secondo quanto riportato dalla stampa di settore (provvedimento del 24 settembre 2025), e gli aggiornamenti del 2026 aggiungono decine o centinaia di domini per volta, mentre i mirror riappaiono nel giro di ore. La parola giusta per il risultato è «oscurati», non «chiusi», e la differenza non è linguistica.

Poi c’è il lato che tocca il giocatore, e va detto senza attenuazioni. La Legge 13 dicembre 1989, n. 401, art. 4, come ADM stessa la cita il 28 febbraio 2024: «la Legge 401 … prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda ai soggetti che pubblicizzano in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’Estero. Anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi». Per gli operatori l’art. 4, comma 4-bis copre la raccolta di scommesse in Italia anche se accettate all’estero. L’importo in euro dell’ammenda e qualsiasi caso giudiziario contro un giocatore non sono noti.

Il confronto, messo in fila, non regge il beneficio del dubbio. Una concessione ADM porta con sé il RUA, la vigilanza dell’autorità, gli strumenti obbligatori di limitazione e un foro italiano; un marchio .com privo di concessione non porta nulla di tutto questo, è soggetto al blocco DNS e, come afferma ADM, espone il giocatore a una sanzione di natura penale. I siti offshore che accettano giocatori italiani esistono e compaiono nei risultati di ricerca con licenze straniere, che in Italia non valgono nulla: quella zona resta senza protezione, senza un nome e senza un dettaglio sui metodi di deposito o sui bonus, e per un motivo semplice — quel dettaglio non è verificabile da qui.

La conseguenza da tenere a mente quando si cerca un bookmaker è che la ricerca stessa è inaffidabile come strumento di verifica. Un dominio bloccato riappare con un altro nome, e il nuovo nome può essere più visibile del vecchio. L’unica verifica che regge al tempo è il registro, letto per società e non per marchio.

Domande frequenti

Come si verifica che un bookmaker abbia la concessione ADM?

Si apre l’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM e si cerca la società concessionaria, che di solito non coincide col marchio: Lottomatica è Goldbet Better Organization Italy, bet365 è Hillside (New Media Malta) Plc. Si confronta il codice, da 16000 a 16051. Un nome presente non dimostra che il sito offra scommesse sportive, perché la lista non ha una colonna per i giochi.

Come si calcola la vincita di una scommessa dalla puntata e dalla quota?

Si moltiplica la puntata per la quota decimale. Dieci euro a quota 1,85 restituiscono 18,50 €, dei quali 8,50 € sono utile netto; a quota 1,90 la stessa puntata ne restituisce 19,00. In una multipla le quote dei singoli esiti si moltiplicano in un prezzo unico, e il margine del bookmaker viene applicato una volta per ogni gamba del biglietto.

Come si vede dalle quote il margine che trattiene un bookmaker?

Si sommano gli inversi delle quote di tutti gli esiti dello stesso mercato, si divide uno per quella somma e si ottiene la quota di ritorno. Come già calcolato, su un mercato con quote 1,90 / 1,90 il ritorno è poco sotto il 95 % e il margine sta sopra il 5 %. Il margine di un 1X2 non è quello di un Under/Over: va letto dallo stesso mercato.

Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?

Alla registrazione il giocatore sceglie un limite settimanale o mensile, e gli operatori mostrano un limite settimanale già in fase di iscrizione. L’abbassamento ha effetto immediato, l’aumento richiede sette giorni di attesa. Il concessionario ne fissa altri in base all’età e al comportamento del giocatore, dentro protocolli approvati da ADM.

Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?

Le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non si dichiarano, perché il prelievo cade sul concessionario: è quanto riporta la stampa di settore, e chi vuole certezza sul proprio caso consulti un commercialista. Le vincite da siti esteri sono un’altra storia e vanno dichiarate come redditi diversi.

Quali rischi si corrono su un sito di scommesse senza concessione ADM?

Nessuna protezione del RUA, nessuna vigilanza ADM, nessun foro italiano, e il rischio di blocco del dominio. ADM cita la Legge 401, art. 4: anche chi partecipa a scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi. Le licenze straniere non hanno alcun valore in Italia.

Contenuto creato dal team «pugilatoscommesse»